È una storia di sprechi faraonici: almeno 67 milioni di euro, ma probabilmente molti di più, dilapidati dal Cas, il Consorzio per le autostrade siciliane. Soldi persi a palate nelle aree di servizio che invece dovrebbero essere un forziere colmo per chi le controlla. Invece no, sono state di fatto abbandonate e le royalties incassate sono la minima parte di quelle che il Cas dovrebbe guadagnare. Con una deriva vertiginosa. La neopresidente Patrizia Valenti, arrivata alla fine del 2008 alla guida del disastratissimo baraccone, ha scoperto l’ennesima voragine rileggendo tutta la folle gestione dell’ente lasciatole in eredità dai suoi predecessori. In pratica, il Cas è stato per lungo tempo una macchina mangiasoldi, condotta senza alcun rispetto per i bilanci. Così, è saltato fuori, come ha documentato Il Giornale, che i 299 chilometri in esercizio sono presidiati da un esercito di casellanti, assolutamente sproporzionati alle esigenze del traffico. In media, in Italia c’è un esattore ogni 650 transiti, in Sicilia la gestione allegra, egemonizzata dai sindacati, ha ridotto i numeri e gonfiato gli organici, malati di bulimia: oggi c’è un casellante ogni 450 passaggi.

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