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Alcol Killer, allarme sulle strade

Trapani News - Cronaca Trapani
Scritto da Marsala.it   
Martedì 16 Giugno 2009 17:54

Alcol killer, allarme sulle strade

di Alessandra Ziniti
 
Sulla Castelvetrano-Sciacca, poco dopo Menfi, c´è un viadotto che (a guardare dal basso) mostra una crepa così evidente che sembra pronto a crollare da un momento all´altro come quel mostro ciondolante di cemento di chissà che qualità crollato sulla Caltanissetta-Gela un paio di settimane fa.

Ad una donna che, qualche anno fa, volò con la sua macchina su un dosso della Palermo-Agrigento all´altezza di Castronovo di Sicilia e che è ancora viva solo perché sull´altra carreggiata non viaggiava nessuno, l´Anas ha chiesto e preteso un risarcimento
  danni di duemila euro per il rifacimento del guardrail danneggiato. Somma incassata ma mai servita allo scopo visto che quel tratto di guardrail è rimasto così com´era. Non è la pericolosità della strada ad aver causato l´ultimo terribile incidente mortale in Sicilia, ma è certo che su strade come la Palermo-Agrigento o la Palermo-Sciacca, un´ora e mezza di curve tortuose con svincoli non protetti, mezzi pesanti che si immettono direttamente in carreggiata e sorpassi impossibili per chilometri, sperare di trovare la salvezza da una macchina impazzita guidata da un ubriaco è praticamente impossibile.

Le strade siciliane, soprattutto quelle della cosiddetta viabilità secondaria, statali e provinciali, e in particolare le cosiddette "scorrimento veloce", sono diventate una tristissima litania di croci, fiori, foto di giovani e meno giovani vite stroncate in un attimo e non solo dall´alta velocità. La più pericolosa, quella che trova posto nella speciale classifica italiana stilata da Aci e Anas, è la cosiddetta "Orientale sicula", la statale 114, 156 chilometri che vanno da Messina a Siracusa passando per Catania. In Italia è all´ottavo posto tra le arterie con il più alto numero di incidenti mortali e di vittime. Più delle 50 all´anno ogni cento chilometri che si registrano sulla Statale 417 da Caltagirone a Caltanissetta.


Dall´altra parte dell´Isola la "strada della morte" per eccellenza resta la Palermo-Agrigento, con quelle sue 200 traverse male e poco segnalate, soprattutto nel tratto compreso tra Villabate e Bolognetta e in quello di Lercara Friddi. I numeri, fortunatamente, sono in leggero ribasso rispetto agli anni precedenti. Dall´inizio dell´anno ad oggi "solo" 47 incidenti, 23 dei quali con feriti, il primo con vittime quello di domenica pomeriggio. Che la strada sia un susseguirsi di trappole, però, ne sono coscienti tutti e ieri il presidente della Provincia Giovanni Avanti ha annunciato la prossima convocazione di un tavolo tecnico al quale inviterà l´assessore regionale ai Lavori pubblici, il presidente della Provincia di Agrigento, i sindaci dei Comuni serviti dalla Statale e il direttore compartimentale dell´Anas. «Siamo stanchi di continuare ad assistere a queste stragi della strada - dice Avanti - È indispensabile mettere a punto interventi per rendere la strada più sicura e ciascuno deve fare la propria parte, anche in termini di proposte e progettualità».

E di risorse attivabili per aprire immediatamente cantieri per opere che rendano più sicure le strade siciliane ce ne sono. «Almeno cinquecentomila euro li ha a disposizione il Consorzio autostradale per aprire qualche cantiere sulla Palermo-Messina, una delle arterie più pericolose dell´Isola», dice Salvo Giglio, della segreteria regionale della Cgil. La mancanza di sicurezza sull´autostrada Palermo-Messina è ormai da anni materia da inchiesta penale, solo a leggere le carte della Procura di Mistretta: quasi tutte le gallerie sono al buio o illuminate dalle pochissime luci ancora funzionanti e in più d´una si procede pericolosamente a doppio senso di marcia. Ci sono pezzi di viadotti con le barriere di sicurezza divelte e, in più punti, il manto stradale è talmente dissestato da presentare avvallamenti e collinette di diversi centimetri. L´estate scorsa a carambolarci su a velocità fu la scorta del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso.
 




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