“Una Formula1 che non è più Formula1”, forse si voleva questo. Così infatti, non si sarebbe potuta più chiamare, visto che i diritti sono in m
ano alla “Formula One Administration” di Bernie Ecclestone. Le rocambolesche ultime settimane hanno portato alle dichiarazioni che escludevano ogni possibilità d’accordo fra le parti.
La “storiella” della neo-formula cercavo di immaginarla. Come sarebbe stata in tv?
Cosa avremmo visto la domenica? Quale campionato? quello chiamato F1 o l’altro fatto dai team che hanno fatto la storia dell’automobilismo? Finalmente, come era prevedibile "pace è stata fatta", si è giunti ad un accordo che mette al riparo uno sport già in crisi per le grandi difficoltà economiche. Gli interessi di entrambe le parti, gli interessi globali di immagine, sia delle squadre, che di chi detiene i diritti attorno ai quali ruota il Circus hanno prevalso sui personalismi e le “antipatie” ormai insuperabili.
Ora tutto rimane immutato, forse è un bene, forse no, ma è sicuro che ad Ottobre Max Mosley lascerà definitivamente il timone della Fia. Mosley, tanto criticato e discusso per le sue vicende private, per come sta gestendo i rapporti con costruttori, ha comunque dei meriti, sembra strano dopo tutto quello che gli è piovuto addosso. Quando prese le redini della Fia, ereditandola dal francese Jean Marie Balestre, le vetture non erano affatto sicure e nel ’94 con la morte di Senna e Ratzenberger, gli incidenti di Barrichello e quelli ancora più gravi di Hakkinen e Wendlinger fra i più duri, portarono ad una rivalutazione del concetto di sicurezza delle monoposto che senza l’impegno di Mosley, sicuramente oggi non sarebbero così sicure.
Forse Mosley non è l’unico ad essere “indigesto” ai team, anche Bernie Ecclestone non è ben visto e certi cambiamenti e imposizioni voluti dall’inglese, come i tagli del circuito di Imola da un paio d’anni ed ora lo stesso Silverstone, abbandonato in favore di Donington, ma anche le sue scelte di correre in paesi come la Turchia dove non ci sono spettatori, fanno pensare a nuove future “sofferenze”. Intanto come ha comunicato la Fota, nella persona del suo presidente Luca di Montezemolo, non si rischia più di vedere una F.1 ridotta a Formula 3, dove i contendenti condividono i regolamenti che non sono imposti da un “dittatore” e si ha piena considerazione di chi investe per portare in giro per il mondo le proprie macchine. Un passo avanti è stato fatto, ma molto deve ancora cambiare, altrimenti molti seguiranno la scelta dolorosa della Honda.
ano alla “Formula One Administration” di Bernie Ecclestone. Le rocambolesche ultime settimane hanno portato alle dichiarazioni che escludevano ogni possibilità d’accordo fra le parti.La “storiella” della neo-formula cercavo di immaginarla. Come sarebbe stata in tv?
Cosa avremmo visto la domenica? Quale campionato? quello chiamato F1 o l’altro fatto dai team che hanno fatto la storia dell’automobilismo? Finalmente, come era prevedibile "pace è stata fatta", si è giunti ad un accordo che mette al riparo uno sport già in crisi per le grandi difficoltà economiche. Gli interessi di entrambe le parti, gli interessi globali di immagine, sia delle squadre, che di chi detiene i diritti attorno ai quali ruota il Circus hanno prevalso sui personalismi e le “antipatie” ormai insuperabili.
Ora tutto rimane immutato, forse è un bene, forse no, ma è sicuro che ad Ottobre Max Mosley lascerà definitivamente il timone della Fia. Mosley, tanto criticato e discusso per le sue vicende private, per come sta gestendo i rapporti con costruttori, ha comunque dei meriti, sembra strano dopo tutto quello che gli è piovuto addosso. Quando prese le redini della Fia, ereditandola dal francese Jean Marie Balestre, le vetture non erano affatto sicure e nel ’94 con la morte di Senna e Ratzenberger, gli incidenti di Barrichello e quelli ancora più gravi di Hakkinen e Wendlinger fra i più duri, portarono ad una rivalutazione del concetto di sicurezza delle monoposto che senza l’impegno di Mosley, sicuramente oggi non sarebbero così sicure.
Forse Mosley non è l’unico ad essere “indigesto” ai team, anche Bernie Ecclestone non è ben visto e certi cambiamenti e imposizioni voluti dall’inglese, come i tagli del circuito di Imola da un paio d’anni ed ora lo stesso Silverstone, abbandonato in favore di Donington, ma anche le sue scelte di correre in paesi come la Turchia dove non ci sono spettatori, fanno pensare a nuove future “sofferenze”. Intanto come ha comunicato la Fota, nella persona del suo presidente Luca di Montezemolo, non si rischia più di vedere una F.1 ridotta a Formula 3, dove i contendenti condividono i regolamenti che non sono imposti da un “dittatore” e si ha piena considerazione di chi investe per portare in giro per il mondo le proprie macchine. Un passo avanti è stato fatto, ma molto deve ancora cambiare, altrimenti molti seguiranno la scelta dolorosa della Honda.
Carlo Rallo


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