Uno scienziato del MIT ha spiato i progressi del figlio Come nasce il linguaggio nei bimbi e come si sviluppa? Per capire in che modo i neonati iniziano a sillabare, a interagire con il mondo, e a far propri suoni e parole, uno scienziato del MIT ha messo in atto il suo personale Grande Fratello. Protagonista questa volta non è una squadra di giovani in cerca di successo, bensì il suo piccolo figlio. Che, dalla nascita in avanti, è stato sottoposto all’occhio indiscreto di 11 telecamere e 14 microfoni sparsi per tutta la casa. Gli occhi digitali hanno registrato ore e ore di movimenti, reazioni, primi suoni del piccolo: il materiale raccolto è ora la base del Human Speechome Project (http://www.media.mit.edu/cogmac/projects/hsp.html) che, sulla falsa riga del più noto Human Genome Project, promette di scoprire i segreti dell’apprendimento infantile. IL PROGETTO – L’idea del professore del MIT Deb Roy nasce nel 2005, davanti ai progressi nello studio dell’intelligenza artificiale. Inizialmente è proprio per aiutare la ricerca in questo campo che il professore si chiede in che modo i piccoli imparino a parlare. L’obiettivo finale è scoprire come funziona il cervello di un neonato e quanto venga influenzato dai fattori ambientali e sociali nel momento in cui si trova alle prese con i primi versi e le prime parole. Trovandosi per combinazione ad aspettare un figlio, è riuscito a organizzare il suo appartamento prima del parto, attrezzandolo dell’armamentario tecnologico per seguire giorno per giorno il bimbo, dal primo vagito in poi. Ha così raccolto, in oltre 3 anni di vita, dai 10 ai 12 milioni di parole dette dal figlio in circa 3 anni, come racconta alla Bbc (http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/8127309.stm). OAS_AD('Bottom1'); LA RICERCA – E’ la prima volta in assoluto cheCome nasce il linguaggio nei bimbi e come si sviluppa? Per capire in che modo i neonati iniziano a sillabare, a interagire con il mondo, e a far propri suoni e parole, uno scienziato del MIT ha messo in atto il suo personale Grande Fratello. Protagonista questa volta non è una squadra di giovani in cerca di successo, bensì il suo piccolo figlio. Che, dalla nascita in avanti, è stato sottoposto all’occhio indiscreto di 11 telecamere e 14 microfoni sparsi per tutta la casa. Gli occhi digitali hanno registrato ore e ore di movimenti, reazioni, primi suoni del piccolo: il materiale raccolto è ora la base del Human Speechome Project (http://www.media.mit.edu/cogmac/projects/hsp.html) che, sulla falsa riga del più noto Human Genome Project, promette di scoprire i segreti dell’apprendimento infantile. IL PROGETTO – L’idea del professore del MIT Deb Roy nasce nel 2005, davanti ai progressi nello studio dell’intelligenza artificiale. Inizialmente è proprio per aiutare la ricerca in questo campo che il professore si chiede in che modo i piccoli imparino a parlare. L’obiettivo finale è scoprire come funziona il cervello di un neonato e quanto venga influenzato dai fattori ambientali e sociali nel momento in cui si trova alle prese con i primi versi e le prime parole. Trovandosi per combinazione ad aspettare un figlio, è riuscito a organizzare il suo appartamento prima del parto, attrezzandolo dell’armamentario tecnologico per seguire giorno per giorno il bimbo, dal primo vagito in poi. Ha così raccolto, in oltre 3 anni di vita, dai 10 ai 12 milioni di parole dette dal figlio in circa 3 anni, come racconta alla Bbc (http://news.bbc.co.uk/1/hi/sci/tech/8127309.stm). OAS_AD('Bottom1'); LA RICERCA – E’ la prima volta in assoluto che linguisti, scienziati e medici hanno a disposizione una così vasta e continuativa registrazione di comportamenti infantili. Finora, infatti, le registrazioni da parte degli studiosi erano sporadiche, o relative a un singolo momento della vita del piccolo sotto esame. Impossibile quindi poter avere una visione esaustiva d’insieme dello sviluppo linguistico infantile, in un momento della vita umana in cui da un giorno all’altro i progressi sono macroscopici. Ora il lavoro più duro sarà quello di trascrizione dei suoni registrati, perché lo stesso Roy ha già stimato che sono necessarie 10 ore di lavoro umano per decodificare un’ora di gorgheggi. Ma in aiuto alla trascrizione è già arrivato un nuovo software, progettato sempre dal MIT, chiamato Blitzscribe, che riduce le 10 ore di lavoro umano a un paio soltanto. linguisti, scienziati e medici hanno a disposizione una così vasta e continuativa registrazione di comportamenti infantili. Finora, infatti, le registrazioni da parte degli studiosi erano sporadiche, o relative a un singolo momento della vita del piccolo sotto esame. Impossibile quindi poter avere una visione esaustiva d’insieme dello sviluppo linguistico infantile, in un momento della vita umana in cui da un giorno all’altro i progressi sono macroscopici. Ora il lavoro più duro sarà quello di trascrizione dei suoni registrati, perché lo stesso Roy ha già stimato che sono necessarie 10 ore di lavoro umano per decodificare un’ora di gorgheggi. Ma in aiuto alla trascrizione è già arrivato un nuovo software, progettato sempre dal MIT, chiamato Blitzscribe, che riduce le 10 ore di lavoro umano a un paio soltanto.


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