Era Ieri, Era Ieri di diciasette anni fa e non riuscivo a togliermi dalle orecchie quel boato. Quel boato che non avevo sentito, ma che mi ronzava nelle orecchie come se fossi li'.
Era Ieri di diciasette anni fa e tutte quelle macerie, tutti quei vetri mi provocavano rabbia e impotenza. Avevo le braccia cascate sui fianchi e gli occhi fissi sulla TV. L'edizione speciale del TG1 in quella domenica pomeriggio.
Era Ieri di diciasette anni fa e la tristezza m'assaliva, le lacrime mi si fermavano negli occhi nel vedere il giudice Caponnetto abbattuto dire "e' finita". Eh si', anche Paolo se n'e' andato.
Era Ieri di diciasette anni fa, a due mesi da Capaci, a due mesi dall'addio a Giovanni. A due mesi dai funerali di Stato di Giovanni Falcone, la moglie e la loro scorta ed ecco che nella mia mente quei funerali di Stato si trasformavano in funerali dello Stato. Uno stato che non era in grado di difendere un suo eroe. Ma quale Stato, non ricordo neanche' chi era il Presidente del tempo.
Era Ieri di diciasette anni fa, e non avevo ancora diciottanni. Avevo da poco affrontato l'esame di maturita' ma non sapevo cosa fare del mio futuro. Ed eccomi li' davanti alla TV a pensare: "quale futuro c'e'?". Ricordo chiaramente che non amavo i poliziotti, i celerini li chiamavo io da giovane tifoso di calcio. Quei celerini che la domenica ci scortavano allo stadio in trasferta e che eran pronti col manganello, quel manganello che faceva male a sentirlo addosso, lo sapevamo e lo temevamo. Ma era tutta altra cosa, farsi scudo della massa per poter urlare contro i poliziotti mi dava piacere. Vedere uno dei loro corpi su un albero per una bomba, mi dava terrore. Non ero conscio che eran sempre poliziotti, in entrambi i casi: allo stadio e in via d'amelio. Eran sempre espressione di uno Stato, di uno Stato che non c'era. O almeno non era li' in Via D'Amelio. Non credevo ci fosse uno Stato in grado di difenderci dalla Mafia.
Era Ieri di diciasette anni fa e avevo paura. Una paura anormale a diciott'anni, quando credi che puoi spaccare il mondo, ma non qui. Non in questa Sicilia che m'aveva adottato e credevo di capire, avevo imparato il siciliano per capirla, ma non la capivo. Non capivo la rassegnazione negli occhi degli adulti, mentre ricordo con forza quelli dei ragazzi, dei coetanei che prendevano spunto da una delle canzoni piu' stupide del periodo "noi no" di Baglioni per urlare che non volevano starci a sottomettersi ad un qualcosa che ancora oggi non so cosa sia. Non si vede, e' nell'aria la Mafia ma e' difficile indicarla in una persona, forse in un atteggiamento in un gesto ma in una persona no.
Era Ieri di diciasette anni fa e volevo sperare in un paese migliore, volevo sperare in una Sicilia migliore. Senza quella rassegnazione agli eventi tipica dei siciliani. Che non capivo, io forestiero non capivo.
Era Ieri di una settimana fa che ho terminato di leggere "Cristo s'e' fermato ad Eboli" di Levi, e si narra della stessa rassegnazione di "noi" siciliani. Ormai credo di farne parte. La rassegnazione all'invasore: sia che esso sia il borbone, il brigante o lo stato. O la mafia aggiungo io. Perche' far qualcosa per non cambiar nulla. Perche' "allurdarisi" le mani per combattere, tanto si lotta contro i mulini a vento pensano in molti.
Era Ieri di diciasette anni fa e Paolo e Giovanni sono morti per lottare contro quei mulini a vento. Per me. Per noi.


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