AL TELEFONO parlavano di «feste» e di «ospiti»: espressioni in codice che tuttavia non erano molto distanti dalla realtà. L’arrivo di un carico di 20 tonnellate di carne proveniente dai principali produttori europei, e destinata a non essere mai pagata, per chi organizzava la truffa rappresentava certamente un momento di divertimento. Un sistema ben organizzato, acquirenti credibili che si spacciavano per intermediari di grosse aziende del campo alimentare, come la Plasmon o Eurospin, un apparato di comunicazione creato appositamente per mettere a segno la truffa, che svaniva nel momento in cui dovevano iniziare i pagamenti. I carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Como, con l’arresto di sette persone e la denuncia di altre cinque, hanno così bloccato un sistema il cui giro d’affari è stato quantificato in dieci milioni di euro in derrate di carne. Carlo Bellora, 82 anni considerato la mente di tutta l’organizzazione, è agli arresti domiciliari, mentre il figlio Pietro, 53 anni, è finito in carcere assieme ad altre cinque persone. I DUE, di fatto domiciliati a San Vito Lo capo, anche se residenti ad Andorra e Gran Cayman, sarebbero stati gli organizzatori degli affari, aiutati da Palmiro Senese, 62 anni di Aprilia, Andrea Barraco, 40 anni e Giovanni Anselmi, 39 anni, entrambi di Marsala, e Agostino Conti, 44 anni di Rieti, che facevano girare le merci per farne perdere le tracce pr
ima di rivenderle in Italia del sud, Sicilia compresa. Infine L’autista, Francesco Celardi, 52 anni di Frosinone. I denunciati sono altri autisti con ruoli meno centrali. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa internazionale e al riciclaggio, a cui si aggiungono reati collaterali come la sostituzione di persona.
ima di rivenderle in Italia del sud, Sicilia compresa. Infine L’autista, Francesco Celardi, 52 anni di Frosinone. I denunciati sono altri autisti con ruoli meno centrali. Gli arrestati sono accusati di associazione a delinquere finalizzata alla truffa internazionale e al riciclaggio, a cui si aggiungono reati collaterali come la sostituzione di persona.
INFATTI, chi andava a contrattare gli acquisti assumeva l’identità di ignari soggetti a cui erano stati trafugati e falsificati i documenti. Oltre a questo venivano aperte linee di cellulare, di fax, di navigazione internet. Le condizioni erano sempre le stesse: pagamento a 30 giorni dal primo carico, altre nove consegne entro il ventinovesimo giorno, e poi poche ore per staccare tutti i telefoni, far sparire schede e documenti di identità. Solo in un caso i Bellora usavano le identità reali: quando si stabilivano negli alberghi in cui creavano il quartier generale per condurre le trattative. Sono cinque gli esercizi che hanno sporto denuncia: La locanda del Notaio di Lanzo Intelvi, La Darsena di Tremezzo, l’Hotel dei Laghi di Turate e due del Lazio. In tutto sono state ricostruite sei truffe di 200 tonnellate di carne ciascuna per un totale di oltre mille tonnellat



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