Non ho conosciuto Santo Vassallo, giovane artista mazarese recentemente scomparso a causa di una grave malattia, ma ho potuto ammirare ed apprezzare le sue opere in occasione della mostra Messaggi dal mare, tenutasi nell’estate del 2006 presso l’ Atelier Fotografia e idee di Via SS Salvatore e, successivamente, in alcuni locali di Mazara del Vallo.
Ho appreso che, dopo gli studi artistici presso l’ Istituto Regionale d’Arte della Città e l’Accademia di Belle Arti di Palermo, si è trasferito a Milano per svolgere l’attività (oggi più che mai difficile da intraprendere ma sempre affascinante) di “Artista”. Prima del 2006, aveva esposto nello spazio culturale di Libridine, e successivamente (nel 2008) a Palermo, presso la Libreria del mare, e a Trapani, presso lo Show Room - Audi Essepiauto.
Che dire della pittura di Vassallo? Già nel Catalogo della mostra Messaggi dal mare, Gianfranco Gandolfo ha individuato la possibile chiave di lettura dell’orizzonte artistico di Santo Vassallo, affermando che il suo è “un linguaggio difficile ma attuale, moderno, fatto di non linee ma di onde, non di colori ma di luce, non di messaggi ma di messaggeri” e, più avanti, leggiamo che “ Santo Vassallo comunica attraverso la pittura perché ha un elenco di cose da dire, anche con scritte che rafforzano il messaggio quando il segno non basta a se stesso. Le Energie nascoste vengono fuori, si materializzano e diventano linguaggio espressivo, efficace nell'esprimere pensieri, affetti, sentimenti, emozioni, stati d'animo. Essenziale nel tratto, nel colore. Sono colori di una guerra tribale che hanno già in sé la vittoria. Come i graffiti dell’uomo primitivo, segni magici che hanno teso la trappola alla preda di caccia. La lotta per l'ottenimento dei bisogni primari dell'artista approda nella cattura dell'immagine. Nella sua pittura appaiono chiari i riferimenti alla pop art, ai writers di strada, al fumetto di Andrea Pazienza e alla figura di Jean Michel Basquiat”.
Approfondiamo, quindi, di questa analisi, che ritengo giusta e puntuale. La Pop art nasce per rivolgere la propria attenzione agli oggetti, ai miti e ai linguaggi della società dei consumi. In un mondo dominato dal consumo, la Pop art guarda al mondo esterno, al complesso di stimoli visivi che circondano l'uomo contemporaneo; è un'arte aperta alle forme più popolari di comunicazione: i fumetti, la pubblicità… La sfrontata mercificazione dell’uomo moderno, l’ossessivo martellamento pubblicitario, il consumismo eletto a sistema di vita, il fumetto quale unico, residuo veicolo di comunicazione scritta, sono i fenomeni dai quali gli artisti pop attingono le loro motivazioni. In altre parole, la Pop Art attinge i propri soggetti dall’universo del quotidiano e fonda la propria comprensibilità sul fatto che quei soggetti sono per tutti assolutamente noti e riconoscibili. Le immagini della strada si trasformano nelle immagini "ben fatte" dell'arte colta.
La pittura di Santo Vassallo si rifà sì alla Pop art ma, soprattutto, a quella espressione tutta italiana che ha come riferimento Mario Schifano. E’ una pittura, infatti, fatta di odori, di gesti, d’impeto, di passione che si traduce attraverso le sgocciolature e che presenta una propria “calligrafia”, esattamente come in un graffito murale.
Vassallo – pienamente cosciente del proprio ruolo di artista-uomo del suo tempo –, affascinato sicuramente dall’esperienza italiana della Pop art, cerca di andare oltre, tenta di trovare un personale codice stilistico-espressivo e lo trova contaminando il linguaggio pop con quello dei graffitisti metropolitani.
Dei Graffiti writing – manifestazione sociale, culturale e artistica basata sull'espressione della propria creatività tramite interventi sul tessuto urbano – mantiene la carica provocatoria, la spontaneità e i messaggi legati alla condizione giovanile e alla quotidianità. I graffitisti non usano i supporti “tradizionali” della pittura, preferiscono i mezzi pubblici o gli edifici di interesse storico e artistico; Santo, considerando tali attività deprecabili, affascinato soprattutto dall’opera di Jean-Michel Basquiat, ha dimostrato, anche nella scelta dei supporti per la sua pittura, una maggiore responsabilità e consapevolezza, eleva questa manifestazione artistica a forma d’arte vera e propria e indirizza la ricerca e lo studio verso un'evoluzione stilistica personale. Vassallo è partito per Milano con la sua valigia carica di luce, di colori forti ed intensi, a volte contrastanti, tipici della nostra Terra per tornare con tanta nebbia, freddo e gelo in corpo.
“Io non penso all'arte quando lavoro. Io tento di pensare alla vita” ha detto Jean-Michel Basquiat e, questo, sicuramente continuava a ripetersi Santo Vassallo fino agli ultimi attimi della sua esistenza. Con questa breve nota, lancio un appello al Sindaco Nicola Cristaldi – particolarmente sensibile ai fatti dell’arte – e al consulente per la cultura, Danilo Di Maria, affinché si possa realizzare, al più presto, una retrospettiva delle opere di Santo Vassallo, figlio sfortunato e prematuramente scomparso di questa Città.
Giacomo Cuttone

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