Alla pandemia in arrivo si sta rispondendo in ordine sparso. La scarsitĂ di informazioni certe sulle caratteristiche del virus e del vaccino non aiuta chi deve prendere decisioni, ma anche sulla semplice gestione della malattia la confusione impera.
Gli stessi medici di famiglia, nei loro forum online, discutono su come curare i malati: come hanno sempre fatto o con maggiore accortezza? E occorre ancora trattare con l’antivirale tutti i contatti? Che cosa consigliare a gravide e obesi, le categorie in cui la nuova influenza sembra accanirsi con maggiore violenza? Quando è il momento di inviare i malati in ospedale? E quando arriverà il vaccino, come fronteggiare una campagna vaccinale triplicata, se davvero occorreranno due somministrazioni per ognuno? E, se non ci sono ancora i trial che ne dimostrino la sicurezza, chi si assumerà la responsabilità di eventuali effetti collaterali? Il singolo professionista dovrà mettere a punto un apposito modulo per il consenso informato?All’incertezza cominciano a rispondere le circolari del ministero e le società scientifiche.
La Società italiana di medicina generale (SIMG) ha elaborato un documento di indirizzo che può essere scaricato dal suo sito; lo stesso ha fatto l’Associazione culturale pediatri (ACP).
I dubbi maggiori riguardano i vaccini. Sebbene la maggior parte degli esperti li consideri sicuri, incombe l’ombra della tragedia del 1976, quando negli Stati Uniti un’affrettata vaccinazione a tappeto provocò un’epidemia di sindrome di Guillain Barrè, [radicolo- polinevrite acuta che si manifesta con paralisi progressiva agli arti (di solito prima le gambe e poi le braccia). Nelle forme iperacute si arriva a una paralisi totale in 24 ore].
La stampa, per non sbagliare, consiglia di rivolgersi al proprio medico, ma i medici stessi si trovano sguarniti. Si consoleranno sapendo che neppure Anthony Fauci, direttore del Nationali Institute for Allergy and Infectious Diseases di Bethesda, uno dei maggiori esperti del mondo, infarcisce i suoi discorsi di “se”, di “ma” e di “non si sa”.
Riguardo agli antivirali, si sa solo che il nuovo virus è risultato sensibile in laboratorio all’oseltamivir e allo zanamivir, ma non sappiamo quanto i farmaci siano efficaci in vivo. Inoltre possono provocare effetti collaterali a volte anche importanti: «Il 18 per cento dei bambini in età scolare del Regno unito, a cui è stato somministrato l’oseltamivir in occasione dell’epidemia di A/H1N1 ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40 per cento sintomi gastroenterici» ha dichiarato Luisella Grandori dell’ACP. «Gli antivirali vanno quindi usati solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni di salute».
Intanto, all’estero, le autorità governative, pur nelle incertezze, si premuniscono per lo meno di mandare messaggi chiari al pubblico. Sui siti dei ministeri britannico e francese è scritto a lettere cubitali: se avete sintomi, prima di tutto state a casa. Gli uni poi rimandano a un numero verde che media la distribuzione gratuita dell’antivirale, gli altri indirizzano comunque al proprio medico.
Negli Stati Uniti, poi, si stanno utilizzando tutti i mezzi a disposizione, anche i più innovativi, per informare la popolazione su come comportarsi in occasione della pandemia. I Centers for disease control di Atlanta hanno già aperto una pagina su Facebook, MySpace e Twitter. Ma la campagna antinfluenzale dei CDC online non si ferma qui, cercando di rispondere alla rapida espansione del virus con la logica, altrettanto “virale” di internet, in cui le informazioni si diffondono a catena: sono disponibili “bottoni” e “widget” informativi che qualunque blogger o webmaster può copiare sul proprio sito, cartoline elettroniche da inviare ad amici e parenti, servizi di messaggistica per la telefonia mobile. Intanto, per non essere da meno, anche FDA e governo americano hanno aperto il loro spazio su Twitter.



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