E’ una riunione molto affollata che riuscirebbe a dare un po’ di ottimismo a Pier Paolo Pasolini. «Io so ma non ho le prove... parlo perchè non sono compromesso col potere» scriveva l’intellettuale nel 1974. Oggi, ma non da oggi, quelli di Libera, 1500 associazioni in lotta permanente contro le mafie, sanno, hanno indizi, prove e, soprattutto, fanno i nomi. Chiamano le cose col loro nome. Tano Grasso, presidente del Fondoantiracket, accusa di «ipocrisia le associazioni di categoria che nel sud organizzano convegni e passerelle ma poi non accompagnanoun solo imprenditore a denunciare il racket». Francesco Forgione, ex presidente dell’Antimafia, quantifica che la «corruzione in Italia sottrae ancora oggi il3%del pil», decinedi milioni di euro l’anno. Il procuratore Giancarlo Caselli denuncia «un sistema-giustizia che produce inefficienza mettendo in crisi la lotta alla criminalità». Barbara Spinelli, intellettuale e giornalista, si mette in gioco di persona e dice, citando la lettera di San Paolo: «Speriamo in ciò che ancora non vediamo». La sua è un’orazione civile lunga venti minuti sul «senso della legge che si sfibra» e che prende il via da un dato antico quanto assoluto: «Solo il poterepuòfermare il potere perchè chiunque ha potere è portato ad abusarne ». Parole che fanno spellare le mani ai presenti. In qualche modo, da qualche parte, danno coraggio. L’ORAZIONE CIVILE DI SPINELLI Stati generali dell’Antimafia, auditorium della Conciliazione, giornata finale. Organizza Libera, il motore è don Luigi Ciotti, la benzina sono tutte «le antenne» di Libera sparse nel territorio, da Niscemi a L’Aquila passando per Caserta e Fondi e su al nord. Cosa fare in concreto sul fronte della lotta alle mafie è nei 12 punti del Manifesto (vedi pagina accanto) e nel lavoro dei 17 gruppi di lavoro. Mala sensazione è che si voglia andare oltre. «Qui oggi si sta scaricando un fortissimo disagio nei confronti della politica» osserva Nando Dalla Chiesa che modera sul palco. Libera si candida a diventare partito? Guai, dice don Ciotti, «noi muoviamo rilievi non contro la politica ma per amore della politica». Il fatto è che rispetto alla politica, ai partiti, la lotta alla mafia non ha più referenti certi «nè da una parte nè dall’altra» precisa Grasso.«Quandoparliamo di antimafia, a chi parliamo?» chiede il responsabile del Fai. «Fuori da qui la percezione del problema è debolissima. Nel sud ancora oggi è impossibile fare libera impresa, eppure è 1/4 dell’Italia e siamo nel cuore del G8». DonCiotti cita Bobbio e i «democratici in allarme quali siamo noi oggi». La crisi prima ancora che economica è «etica e politica», è la crisi di «diritti calpestati da leggi anticostituzionali». A cominciare dal reato di immigrazione clandestina, «un nostro giuridico che colpisce la persona e non il crimine». Si fa un gran parlare di papello in questo periodo, dice don Ciotti alludendo alla presunta trattativa stato-mafia denunciata da Ciancimino jr. «Io nonvoglio sottovalutare nullamascusate, cosa sononormeche aboliscono le intercettazioni come strumento di indagine, il fatto che non vengono sciolti comuni infiltrati dalla mafia come Fondi, misure come lo scudo fiscale se non frutto di una trattativa? La mafia esulta per questo moderno e gigantesco papello». Sono troppi i pozzi della politica avvelenati, «allora tocca cambiare falda, cercare acqua nuova e pulita». Sotto scacco, di fronte al «potere che ha sfondato il muro delle buone regole», Dalla Chiesa usa metafore militari: «La società civile ha il dovere di organizzare presidi di qualità nei retroterra della scuola e della cultura, dell’informazione e della legalità, pensare adun accerchiamento e poi contrattaccare ». Se non è l’atto di nascita di un partito, assomiglia molto a un programma politico. (Claudia Fusani)

Twitter
UpNews
TechNotizie
Tuttoblog
Technorati
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
OKnotizie
Segnalo
Ziczac