“Mele, mani, fiori, gambe, cassetto, vernice, armadio, cornice, carta, schiena, specchio, termosifone” sono i nomi che significano le foto (bianco/nero) artistiche di Valeria Floris. Le foto, unitamente alle poesie verbali e non verbali che le accompagnano, fanno la singolare opera ITALIANUDA 2010 (€ 15,00- edizione Zona, Arezzo, 2009). La singolarità della pubblicazione è data dalla sua forma “calendario”. Foto e poesie scandiscono, infatti, i dodici mesi dell’anno 2010. L’idea e la cura del progetto portano la mano della poetessa (romana) Maria Teresa Ciammaruconi. Maria Teresa scrive:
“Cerco la parola e trovo il corpo. / Cerco il corpo e trovo la parola. / Chiedo conforto ad un’immagine di donna catturata / al suo nascondimento. / Il suo corpo esce a fatica dal buio e si concede a / pezzi tra gli avanzi spaiati del mondo. / […] / Lancio la sua immagine in tutte le direzioni: / la Liguria, il Piemonte, la Lombardia, la Toscana, l’Emilia, la Sardegna, il Lazio, la Campania, la Lucania, la Puglia, la Calabria, la Sicilia. / E lei ritorna con un meraviglioso bagaglio di / parole, e immagini, ed echi, emozioni e risate / anche; un bagaglio di sensi che la rendono viva. / Viva, ma comunque nuda”.
È sempre lei, dunque, la donna, la protagonista. Il soggetto che ha anche significato i calendari, come qualsiasi altro momento della vita umana. Lei provocatrice, seduttrice e sempre assente dal posto in cui si trova e la vedi e la tocchi. Ma, nel caso del calendario/antologia artistico-poetica di ITALIANUDA 2010, non è la donna dei calendari dei barbieri di ieri; e neanche quella pompata e siliconata di oggi, o quella rifatta dalla chirurgia estetica per un’esibizione di turno e in vendita per qualche talk show o per spot pubblicitari. Non è neanche la donna “velina” sculettante e molleggiata per certificare i materassi a molle per notti d’export con Premier da strapazzo, cazzo e intrallazzo. È meglio la luna, la “jouissance”
Non è la “femmina” dei vecchi calendari o delle pagine patinate della moda, piegati all’erotismo strumentale e funzionali a chi sa quali voglie culinarie. È la donna del calendario 2010 che racconta, alludendo, il suo esser-ci e il suo desiderio. Il desiderio di non essere un oggetto-merce, ma l’essere tensione e intensione, promessa di esistenza complessa e “fessura” per una poesia prima e seconda.
L’idea di fare interagire linguaggi e artisti diversi, scrive (nella presentazione) Franco Romano, non è nuova: “ nuovo è forse farlo con un calendario, un oggetto effimero infondo, refrattario per natura lla durata nel tempo cui aspirano l’immagine artistica o la poesia. Tanto più un calendario che proponga come spunto d’ispirazione immagini fotografiche di nudi femminili”.
Tra i testi dei trentasei (36) poeti – Maio Lunetta, Tommaso Binga, Giovanni Fontana, Massimo Mori, Tiziana Colosso, Marco Palladini, Elena Ribet, Luisa Ruggio…. –, che accompagnano le foto (calendario ITALIANUDA 2010) di Veleria Floris, c’è anche
Esodo, la poesia del marsalese Nino Contiliano:
Nessun ergastolo di paradiso, questo sentiero in collina di arenaria e spia all'ombra
un angolo di luci fuse, oltre le parole
una premessa senza promessa, un’insonnia
raggrumata dove il desiderio naviga l’àncora
la poesia entro lo stupore dello sguardo
un nesso che cerca l’amplesso, e l’ora
il tempo predatore è “ancora una volta”
la ferita del volto è in altro luogo
una rosa dei venti al vento degli eventi
un fiume al ponte delle cosce, l’offerta
juste in time-sharing is out of joint
e velina non è il nome che declina
moulin rouge scena osceno un miglio
priva di voci e passi è notte in corso
e gradocromo del giorno congeda
smozzicato in-stante né rosa croma
né fiore che mente il giorno in fuga
e nel cassetto l’urlo muto soggiorna
stellare dei fossili a fondo nucleare
i salti quantici e le piante alle rughe
e personne si nega un sogno così
un capo reclinato e non dico dove
o esodo e in orbita un nascondiglio


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