Una sentenza che ha subito suscitato malumori e nuovi interventi. Quella emessa martedì mattina dal gup Sergio Gulotta a carico del 26enne Francesco Papa, accusato dell'omicidio del coetaneo ed ex amico Gaspare Gentile, ha, da un lato amareggiato la famiglia della vittima, insoddisfatta dell'esito giudiziario, e dall'altro provocato l'immediato intervento dei due difensori di Papa, gli avvocati milanesi Massimo Longo e Marco Ventura, di Milano, che dopo aver sottolineato e chiarito alcuni punti relativi al complesso episodio verificatosi il 1° giugno del 2008, hanno annunciato di presentare appello; appello che, se accolto, potrebbe comportare un' ulteriore riduzione della pena per il loro assistito fino a un terzo, e cioè fino a 10 anni, 2 mesi e 20 giorni di reclusione anziché 15 anni e 4 mesi inflittigli proprio martedì.
«Così come affermato dallo stesso Pm – dicono i due legali – nella vicenda in esame sono tutti responsabili, comprese le persone offese, dal momento che l'omicidio scaturì a seguito di un'aggressione dei componenti della famiglia Gentile ai danni della famiglia Papa». Longo e Ventura sottolineano ancora che sono state disattese le contestazioni, più volte caldeggiate dalla parte civile, delle circostanze aggravanti della premeditazione, dei futili motivi, e della crudeltà verso le persone. «Papa – tengono a sottolineare i due legali - è stato condannato pressappoco al minimo della pena, ove si pensi che il Gup è partito da una pena, al lordo della riduzione dell'abbreviato, di 23 anni per ben 3 reati: omicidio consumato, omicidio tentato, e porto d'armi, il che fa presumere che per il solo omicidio egli sia partito da una pena di 21 anni (il minimo edittale) o 21
anni e 6 mesi». I due avvocati, inoltre, sostenendo una responsabilità collettiva dell'aggressione culminata in omicidio, evidenziano proprio che per tale ragione le somme concesse a titolo di provvisionale sono state abbastanza contenute: 80.000 euro per i genitori, a fronte della perdita di un figlio di 25 anni. Una storia destinata a far discutere e che, sin da subito, ma anche adesso, dopo la sentenza, ha lasciato sgomenti gli abitanti della zona di Strasatti che conoscevano le due famiglie protagoniste del tragico episodio nonché la giovane vittima, che del suo assassino è stato amico ed era coetaneo.

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