Il Presidente della Commissione Ambiente del Senato, Antonio d’Alì, è oggi in Danimarca per i lavori della “COP15 Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici di Copenhagen” dove partecipa alla sessione, presso il “Bella Center”, dedicata al progresso delle negoziazioni e del dibattito svoltosi nei giorni scorsi e ad una sessione speciale per i parlamentari rivolta alle “Politiche della legislazione sul clima”.
Tra i side events, cioè gli appuntamenti collaterali, è previsto un incontro promosso dal Ministero dell'Ambiente italiano su "La ricerca per un modello di societĂ a basso contenuto di carbonio". La sessione internazionale riservata ai parlamentari si chiuderĂ con una riflessione su “ResponsabilitĂ condivisa per il futuro: l’influenza dei parlamentari nell’azione di governo sul cambiamento climatico”.
«Il dibattito scientifico, confermato dalle recenti notizie stampa in ordine alla falsificazione di dati in senso catastrofista e le conseguenti dimissioni di alcuni scienziati coinvolti, in questi giorni è ormai tornato ad essere il protagonista del "Global Warming". Episodi questi – ha commentato il senatore d’Alì – che confermano la validitĂ degli appelli alla prudenza che abbiamo svolto in Senato in questo primo anno e mezzo di legislatura in previsione della Conferenza di Copenhagen. Alla luce di tutto ciò vogliamo sperare che chi umanamente può aver errato in buona fede, anche perchĂ© tratto in inganno da dati strumentalmente elaborati, non voglia perseverare su posizioni non piĂą condivise di catastrofismo fondamentalista di assoluta pericolositĂ verso l'eventuale assunzione di impegni, non globali e non piĂą condivisibili. Alla pervicace insistenza, ormai tutta da rileggere nelle motivazioni, inglese e dell'UE, speriamo prevalga il senso della concretezza e del realismo che ha contraddistinto l'intervento del Presidente Berlusconi nel Consiglio Europeo nel dicembre 2008. E quindi l'utilizzo della clausola di verifica a marzo 2010 non potrĂ che portare ad una revisione del pacchetto 20-20-20 in senso meno restrittivo e quindi piĂą aderente ad un contesto internazionale, ormai uniformato alle posizioni di Cina, India e Usa, decisamente distanti dalle logiche europee».

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