Il romanzo del giornalista Enzo di Pasquale ambientato nell'isola di Marettimo
Leggere un libro di questi tempi, ammettiamolo, non è facile. All’abitudine di scorrere le dita su di una pagina di carta sembra sostituirsi quella di scorrerle sull’ultimo modello di cellulare touch screen. E non è quella cultura dell’immagine, spesso chiamata in causa, a farci allontanare dai libri, quanto una cultura della produttività imperante per cui la lettura è una perdita di tempo. Si può sempre spizzicarlo, un libro, per dirla con Pennac. Anche un romanzo? Beh.. Leggere è una cosa seria, un’attività lenta che prende tutta l’anima. Quando iniziai a leggere Ignazia (Fazi Editore), il romanzo del castellammarese esordiente Enzo Di Pasquale, non credevo di finirlo in pochi giorni e con un trasporto (iniziare un libro è come mettersi in viaggio) dell’anima pressoché totale. Andai alla Presentazione del libro a Castellammare del Golfo, il 13 dicembre, con la ferma decisione di farne una recensione. Non conoscevo né il romanzo né l’autore, ma sentivo già che quello era un romanzo particolare. Solo adesso mi rendo conto quanto sia difficile fare una recensione di un libro che si legge per intero…
La storia. Marettimo, le sue notti silenziose rotte solo dal suono delle onde, in una comunità che vive di pesca nasce, nel 1900, Ignazia. Essa crescerà senza il padre, imbarcatosi per l’America in cerca di fortuna e di una nuova vita. Ignazia, precocemente saggia e vitale, diventa una donna forte e anima la vita dell’isola. Per un intero secolo, come un folletto benevolo, essa tesserà le trame del suo piccolo regno, fino a che, ormai vecchia, nata dal mare ritorna nel mare. Una storia totalmente inventata ma assolutamente realistica, raccontata da un maestro (l’autore) che, sul finire del romanzo, insegna ai suoi alunni la tecnica (metafora della creazione letteraria) della bottiglia lanciata in mare. Ma l’archetipo della maestra è l’intelligente Ignazia che, grazie all’eredità del padre, vedrà avverarsi il suo sogno di una vera scuola per Marettimo. Nelle librerie da ottobre del 2009, di Ignazia è stato detto. Ignazia, protagonista perno su cui ruotano tutti i personaggi secondi di un racconto magico e reale insieme. Ignazia come Melquiades dei Cent’anni di solitudine (Ligotti), come Clara del La casa degli spiriti (Arena). Uno dei personaggi più affascinanti, fuori dal tempo e originali della letteratura italiana (Prudenzano). Ignazia che vive per gli altri (come Amélie, nel suo favoloso mondo). Dai pensieri profondi, come il mare.. (Ghidetti).
L’autore: “Ignazia esiste nella mia mente, è l’essenza della mia esperienza sull’isola”. Ignazia è Di Pasquale, è la magia della simbiosi surrealista fra l’uomo e la donna. E’ l’autore il vero protagonista del romanzo, il maestro che dopo la reale esperienza di docente nell’isola – che continua in una scuola del suo paese – ha maturato il suo coming out letterario. Qualche appunto provvisorio sulla storia. E’ un romanzo di mare ed è impregnato di mare. Leggendolo il cuore sobbalza ripetutamente, specie negli ultimi capitoli, dove il tono si fa poetico. Ignazia sa e non sa di essere l’artefice di un mito di ri-fondazione dell’isola di Marettimo. Un mondo piccolo, semplice, autosufficiente è ancora possibile, a dispetto dell’ideologia globale dei nostri tempi. Il romanzo è un Truman show alla rovescia. Ignazia tesse le fila del destino dell’isola, è fautrice della sua storia, non è mai passiva, se non di fronte al fato indecifrabile che si materializza nel realismo magico. E la rifondazione diventa ricerca delle proprie origini, riscrittura della propria storia, affinché non cada nell’oblio minacciato dal globale. Ignazia, creatura mitica, salvifica, custode delle tradizioni e mediatrice verso la modernità che fa paura, ricostruisce l’anima di una comunità. Di fronte alla sfiducia nel presente, alla perdita dei confini, l’orizzonte locale dell’isola autonoma rappresenta una nuova arma da giocare: il ritorno alla semplicità, il bisogno di riconnettere le fila del nostro passato di fronte alla complessità della nostra epoca. E’ un bisogno di semplificazione, e non di chiusura. Tutto ciò si traduce in uno stile semplice, misurato, mai superfluo, quasi classico. E’ un romanzo scritto con i tratti chiari delle matite colorate ma che non rinuncia a evolute armonie musicali, scandite spesso dal silenzio. Ignazia, con la sua scrittura cristallina, insegna a scrivere. Il destino (e l’identità) di un’isola è affidato a una donna forte, figlia di un pescatore che ha abbandonato quell’isola. Forte come le donne dei pescatori mazaresi. E il destino ( e l’identità), alla fine, è affidato ai quei quattro alunni del maestro. E’ a loro che donna Ignazia consegna le letterine di carta per poter scrivere la propria storia, il loro futuro su quell’isola, fatto di pesca e di turismo, tradizione e innovazione. Il romanzo si chiude all’insegna delle note di poetica, della scrittura che riflette sul suo farsi. Il gioco della bottiglia, che il maestro insegna ai suoi quattro alunni, lanciata in mare con un messaggio, la quale ritorna sempre con una risposta da un’isola sconosciuta, è la metafora perfetta della scrittura. E di questa storia venuta dal mare. Ma è anche metafora del riscatto delle nuove generazioni, futuri cittadini del mondo pur con i piedi ben saldi sulla propria terra. Un libro, Ignazia, forse destinato a far parlare di sé, una storia che ha già preso il volo dalle sue pagine. Del resto, come l’autore scrive, “La tenuta stagna è efficace solo per le cose materiali”. Una cosa è certa. Non ci si può non innamorare d’Ignazia, a me è successo al capitolo 24. E a voi?


Twitter
UpNews
TechNotizie
Tuttoblog
Technorati
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
OKnotizie
Segnalo
Ziczac