Occorre occuparsi delle tarme!
di Antonino Contiliano
[Photo]Il filosofo, recentemente (dicembre 2009), invitato dall’UNESCO trapanese, nella persona del suo attuale Presidente Vincenzo Bandi (Preside/Dirigente), e su iniziativa del Dott. Vincenzo Garaffa, è stato, pure, il relatore di una ricca e documentata conferenza-dibattito sull’attuale situazione di crisi energetica, climatica ed ambientale planetaria. L’incontro, presenti studenti e Cittadinanza, si è svolto nell’Aula Magna del Polo Universitario trapanese. Candidato al Nobel per la Pace e Presidente del Club of Budapest International è tra gli attori e protagonisti del progetto “Globale 2012”. Il progetto è una rete planetaria finalizzata a una coscienza, atta a favorire una grande sintesi delle conoscenze e delle esperienze per riunirle in un modello unitario che inglobi l’essere umano, la società e il pianeta secondo i criteri della complessità scientifica, la giustizia umana e la saggezza spirituale. La Terra, nei prossimi anni, aggredita dalla rapacità del modello economico-sociale capital-liberistico, sarà sottoposta ad instabilità critica ambientale e sociale tale, che se non si interviene in tempo segnerà la fine di ogni forma di vita sul pianeta, almeno così come ora noi la conosciamo. László, filosofo della scienza e della teoria dei sistemi, propone insomma un modello “olistico” o comprensivo di una interazione interdipendente, necessaria e ineludibile, tra l’attività dell’uomo e il suo ambiente planetario. Ritiene che, per maturare una coscienza universale di nuovo tipo eco-sistemico totale e integrato, siano le coscienze individuali l’unica strada percorribile. “Macro Schift” è il nome espressivo che qualifica il raggiungimento di questa “massa critica”, ovvero l’unitarietà e l’unità delle coscienze individuali in grado di cambiare la visione del mondo ed il modo in cui l’umanità si rapporta ad esso. Noi siamo altresì convinti che, per una svolta radicale, è indispensabile che la maturazione delle coscienze individuali si accompagni al cambio di modello economico e sociale. Il fallimento del protocollo di Kyoto (la riduzione delle sostanze inquinanti, cfc, etc.), come ebbe a sostenere chi scrive, durante l’incontro-dibattito al “Polo Universitario di Trapani”, dopo che il filosofo Laszlo aveva illustrato la gravità della crisi con grafici e percentuali, è opera soprattutto degli “Stati” capitalisti o del “primo mondo” e del loro modello di sviluppo. Se al fallimento di “Kyoto”, aggiungiamo quello di Copenaghen (ultimo summit in ordine di tempo sul clima), allora la nostra preoccupazione è maggiormente avvalorata. Nessuna variazione nello stile di vita delle persone se non c’è, simultaneamente, un cambio di modello socio-economico e di “governance”, quel misto di cinismo politico e dittatura populistica che ha svuotato di qualsiasi significato ogni “rappresentanza della volontà generale” per privatizzare e mercantilizzare ogni cosa. Il filosofo Slavoj Žižek, nella sua opera “In difesa delle cause perse- Materiali per la rivoluzione globale”, dice che puntare il progetto del risanamento solamente sulla riconversione di una “industria pulita” è cosa insufficiente. Il “primo mondo” non vuole farne le spese!


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