Turi Sottile usa i suoi colori come lame affilate di coltelli o fasci di luce laser per aprire, lacerare e accoltellare il vuoto stracolmo del vaso di Pandora. Lo seziona e lo aggredisce per “realizzare” l’invisibile pieno e vibrante della materia sulla tela o altro supporto a superficie e geometria piegate. Ne muta il brusio, ne ascolta il fuoco atomico crepitante centrale che lo fa divenire e lo distende con pugni sparati e distese forme amorfe esplose. Stessa cosa fa il poeta: svuota il vuoto della pagina bianca allorquando de-cide lo spazio, e taglia la forma con il suo ordine simbolico e sintattico straniato.
Se poi, come è avvenuto in “Corpo a corpo. Turi Sottile e i poeti”, si incontrano poesia e pittura per reciprocamente dirsi quanto sfugge alla cattura di un linguaggio rispetto ad un altro, allora la ricerca e gli esiti artistici e poetici del connubio sono più interessanti e produttivi di polisemia non comune, come quando due corpi sociali eterogenei si incrociano e generano una nuova vita ibrida che comincia battere con ritmi propri. Una singolarità sociale che, pur parlando ognuno con voce propria, produce plusvalore e saggio di profitto semantico, di natura artistico-poetico, in termini di crescita esponenziale e in ragione dell’aumento del capitale “costante” complessivo e delle “variabili”. Una tendenza di produttività significante e di senso polisemico sovrabbondante, che capovolge le equazioni della caduta tendenziale del saggio di profitto dell’IO (Capitale), il proprietario individualista dell’economia capitalistica: diminuendo la componente variabile e, invece, aumentando la composizione organica del capitale costante, il saggio di profitto diminuisce in ragione della diminuizione della forza-lavoro viva. È il caso dell’opera collettiva “Corpo a corpo. Turi Sottile e i poeti”. E per questo che, in “Corpo a corpo. Turi Sottile e i poeti”, gli alieni della parola si sono incontrati al crocevia con la testualità dei testi pittorici di Turi. I testi della pittura e quelli della poesia, come in un passaggio di trans-izione e di tra-duzione reciproco, infatti si sono mutuamente riflessi in un attrito simultaneamente gravitazionale e di espansione che ha generato altri universi. Sono gli elementi del pittore – linee, punti, colori, pieghe, s-fusioni e pennellate, rullate e incroci di vibrazioni elettronico-luminose e fasci di fotoni-fonologici da matter dark – che si sono incontrati con l’alter-ego-alter degli elementi turbolenti dei poeti, i quali, presi dall’“amour fou” di bretoniano surrealismo, si sono sperimentati in un viaggio “amoroso” di anabasi poetica unico. Un amore meticciato e ribelle alle convenzioni di genere e differenza specifica. Un nexus e un eros che si abbraccia con gli elementi del poeta – la voce simbolizzata di ventidue poeti tra i più significati della nostra contemporaneità. La voce che si è fatta lettera o gramma, sintagma, inserti e frammenti linguistici come voli che attraversano le tele del pittore Sottile, il “gran mare dell’essere” di Turi, come ebbe a dire il critico d’arte e poeta Aldo Gerbino la sera dell’inaugurazione della mostra a Palermo (20 febbraio 2010), nella Galleria Studio 71.
Quadro di Turi Sottile, sovrascritto da una poesia di Marco Palladini
Interveniva pure Vinny Scorsone, una giovane critica d’arte. La sig.ra Scorsone ha scritto e detto come l’opera del pittore siciliano (il “terrore/terronio/terrognio” Sottile, il siculo errante, come ci siamo reciprocamente qualificati all’atto della conoscenza con Turi) catturi “l’attenzione del distratto visitatore costringendolo a soffermarsi su una frase, anche solo su una parola”. Una “contaminazione dei linguaggi”, come ha scritto e ideato, in una con Turi, la poetessa Maria Teresa Ciammaruconi, la grande assente di quella serata. Era trattenuta a Roma da impegni non derogabili. Un’assenza, senza la quale, però “Corpo a corpo. Turi Sottile e i poeti” non sarebbe venuta a Palermo e non avrebbe visto neanche il primo mattino della sua nascita. E noi non avremmo avuto il piacere di assaporare la danza del syn-bállein – il gettarsi insieme – della poesia e della pittura nello sguardo del pittore e dei poeti nella corrispondenza d’amorosi sensi e di intelletto che li vede insieme mentre curvano il vuoto sfidante con i colori e le parole della formazione simbolico-semiotica.





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