E’ uscito, nel mese di marzo, la nuova silloge po(i)etica del poeta-filosofo marsalese Antonino Contiliano “Ero(s)diade. La binaria dell'asiento” fra i Quaderni di “Collettivo R/ Atahualpa” di Firenze, rivista storica di poesia (fondata quarant’anni fa) e diretta magistralmente dal poeta Luca Rosi.
Il Quaderno è introdotto da uno scritto di Sergio Pattavina, docente di Letteratura italiana presso l’Università di Palermo, presenta in copertina il dipinto “Isola non è arrivo 2” di Giacomo Cuttone, alcuni interventi critici sulla sua poesia e, in quarta di copertina “La poesia e l’utopia sono in trappola?”, un testo poetico dedicato all’autore da Luca Rosi. La buona bibliografia critica di Tonino (Maria Patrizia Allotta, Domenico Cara, Giovanni Commare, Valerio Cuccaroni, Donato Di Stasi, Stefano Lanuzza, Eugenio Lucrezi, Mario Lunetta, Francesco Muzzioli, Giuseppe Panella) si arricchisce ulteriormente, in questo libro, di quella di Sergio Pattavina che, nella sua introduzione al volume, non usa scorciatoie per affermare che: "L’indignazione di Contiliano giunge qui al diapason, e mentre riafferma, quasi “poesia a comizio” che “non è più tempo di chiedere/ esigere è tempo e insieme/ danzare come zanzare/ tumori parole bando sbando/ più incendio e bandoliere” (Cave avatar), cerca e ci invita a cercare un varco, una via, un “anello che non tiene”, per l’estremo assalto al cielo: “noi cerchiamo una varco di cielo, come ieri/ e vendere avventurieri le menzogne/ quelle di cui il mercato si vergogna/ perché vogliamo più velieri che zinco/ e navigare pirati che sanno del no, rappeurs” (Cabròn). Fra la soggettività del poeta, dunque, con i suoi principi astratti di libertà, eguaglianza, solidarietà, pace, si istituisce un acrimonioso disaccordo con la realtà empirica fatta di sfruttamento, di guerre imperialiste, di vecchi e nuovi fascismi, di razzismo, che dà luogo all’invettiva, all’ironia, agli stratagemmi più “in-sensati” per disarticolare il discorso, stravolgendone alchemicamente il linguaggio, dei texta (letterari, giornalistici, televisivi) del potere, appannaggio delle classi dominanti".
Più avanti Pattavina si (ci) interroga, a proposito della poesia di Contiliano, "se siamo ancora nel campo della lirica; certo non di quella tradizionale"; concludendo che "siamo al confine fra i generi letterari, che nel corso del Novecento sono stati sconvolti, miscedati, metamorfizzati: il teatro è divenuto epico (Brecht, Szondi), la lirica si è epicizzata (Gozzano, Pavese, Pagliarani), il romanzo, epos della società borghese, si è soggettivizzato, liricizzato; ogni testo è divenuto “meta“: meta-teatro, meta-poesia, meta-romanzo, meta-testo insomma. E’ sorto, ma Hegel lo aveva già preconizzato alle soglie della dissoluzione della forma d’arte romantica, l’umorismo soggettivo".
Ero(s)diade / La binaria dell’asiento è un attacco all’ordine del potere delirante e nefasto dei nostri giorni; nefasto perché riporta indietro le lancette della storia, della democrazia e delle conquiste dei diritti umani, perché vuole un recinto di schiavi adusi alla velocità senza riflessione e profondità critica, senza pensiero. I testi di Ero(s)diade / La binaria dell’asiento sono, invece, per una storia di soggetti eguali e liberi, capaci di azioni e pensiero, volti alla cooperazione dell’essere-insieme plurale.
L’opera, per la qualità della scrittura, l’impianto generale e la buona strutturazione, per la ricerca del verso espressivo, artefatto e manierato al punto giusto, corre per strutture innovative e sincretismi linguistici, attraverso un uso sapiente della parola, ricorrendo a forme di alta fattura.





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