Possiedo un libro di 212 pagine con copertina di cartone telato dell’Edizione “R. Bemporad & Figlio” del 1907 dal titolo: “La storia dei mille narrata ai giovinetti” di Giuseppe Cesare Abba.
Lo tengo da molto tempo. L’ho comprato “giovinetto” scegliendolo fra i tanti esposti su una bancarella di libri usati. L’ho letto e riletto: ha prosa semplice e avvincente, grafia chiara, fogli ora ingialliti ma resistenti e leggibili. Ritratti e vignette del tempo lo adornano e guidano il lettore a una grata e attraente lettura. “La storia dei mille” è stata per me guida per scoprire e conoscere luoghi e memorie della mia Sicilia. Sono di Marsala. I marsalesi sono fieri di Garibaldi e i suoi mille uomini. Un piccolo e significativo museo ne conserva amorevolmente e scrupolosamente testimonianze e cimeli. Da ragazzo, dopo la lettura di codesto libro, ho visitato i luoghi ove si compirono le memorabili battaglie di Calatafimi (per esempio), e poi Salemi, Partinico, il passo di Renda etc., che videro transitare i tanti volontari garibaldini. Luoghi che ancora rimbombano di scoppi di fucili, di voci concitate, di sciabole incrociate.
Luoghi ed episodi esaltanti, da Abba descritti mirabilmente. Ora sto a Torino e già all’avvicinarsi della primavera il tricolore da figure umane indossato, ha disegnato le regioni d’Italia e l’intero suo territorio unito nella piazza principale della città. Entusiasmante lo sventolare dei drappi ”rosso-bianco-verde” che ha dato inizio ai festeggiamenti che dovranno ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia il prossimo anno. Non dimentichiamolo, Torino ha voluto l’Unità, Torino ha accolto i patrioti esiliati e ha allevato e nutrito nel suo grembo l’ideale dell’Italia unita e indipendente, e Torino ora si appresta a ricordare quei giorni di gloria con rigido equilibrio e dignità come suo costume e formazione. Ora che già l’estate si avvicina e da Quarto la spedizione è da tempo approdata a Marsala e proseguita per Sicilia e Calabria, noi vogliamo rendere omaggio a chi si sacrificò per l’unità d’Italia attraverso la nostra rivista,ricordando che anche Giuseppe Mazzini, pur di vedere l’Italia unita, sacrificò il suo ideale scrivendo il 2 marzo 1860: “Non si tratta più di repubblica o monarchia, si tratta dell’unità nazionale, di essere e non essere. Ciò che vogliamo è che l’Italia si faccia”. Noi a 150 anni dalle magnifiche imprese, auspichiamo che tale ricorrenza venga solennemente festeggiata senza contrasti o divisioni che in questi mesi di preparazione sono ignominiosamente emersi reinterpretando lo storico evento a modo proprio, a uso e consumo regionalistico, molto nefasto per noi convinti italiani, nati italiani. Che l’egoismo di pochi non distrugga questa nostra nazione, madre di un grande passato, mai seconda nel campo della ricerca di gruppo e individuale, prima quasi sempre nell’arte, nell’innovazione, nelle competizioni, nello sport, nelle invenzioni. Allora per continuare a vivere nel grande solco della nostra tradizione, della nostra storia, ritorniamo a leggere i libri degli uomini che l’Italia hanno reso unita, come Giuseppe Cesare Abba. Solo lì troveremo la fonte e quindi la vitalità e la volontà a non disperdere e dimenticare il sacrificio dei tanti che perirono durante il cammino che li portava da Marsala a Volturno, lì ritroviamo l’orgoglio di sentici patrioti di un’Italia libera nel contesto di una Europa spoglia di confini nazionali, senza pregiudizi, libera e sovrana per costruire un avvenire di benessere e senza più guerre. Ritorniamo a Cesare Abba, alle sue narrazioni fulgide ed entusiasmanti, ai tanti pensatori e poeti e scrittori che l’Italia vollero unita in una grande Europa motrice di libero pensiero, di uguaglianza, di democrazia. Giacomo Giannone Torino, maggio 2010
Lo tengo da molto tempo. L’ho comprato “giovinetto” scegliendolo fra i tanti esposti su una bancarella di libri usati. L’ho letto e riletto: ha prosa semplice e avvincente, grafia chiara, fogli ora ingialliti ma resistenti e leggibili. Ritratti e vignette del tempo lo adornano e guidano il lettore a una grata e attraente lettura. “La storia dei mille” è stata per me guida per scoprire e conoscere luoghi e memorie della mia Sicilia. Sono di Marsala. I marsalesi sono fieri di Garibaldi e i suoi mille uomini. Un piccolo e significativo museo ne conserva amorevolmente e scrupolosamente testimonianze e cimeli. Da ragazzo, dopo la lettura di codesto libro, ho visitato i luoghi ove si compirono le memorabili battaglie di Calatafimi (per esempio), e poi Salemi, Partinico, il passo di Renda etc., che videro transitare i tanti volontari garibaldini. Luoghi che ancora rimbombano di scoppi di fucili, di voci concitate, di sciabole incrociate.
Luoghi ed episodi esaltanti, da Abba descritti mirabilmente. Ora sto a Torino e già all’avvicinarsi della primavera il tricolore da figure umane indossato, ha disegnato le regioni d’Italia e l’intero suo territorio unito nella piazza principale della città. Entusiasmante lo sventolare dei drappi ”rosso-bianco-verde” che ha dato inizio ai festeggiamenti che dovranno ricordare i 150 anni dell’Unità d’Italia il prossimo anno. Non dimentichiamolo, Torino ha voluto l’Unità, Torino ha accolto i patrioti esiliati e ha allevato e nutrito nel suo grembo l’ideale dell’Italia unita e indipendente, e Torino ora si appresta a ricordare quei giorni di gloria con rigido equilibrio e dignità come suo costume e formazione. Ora che già l’estate si avvicina e da Quarto la spedizione è da tempo approdata a Marsala e proseguita per Sicilia e Calabria, noi vogliamo rendere omaggio a chi si sacrificò per l’unità d’Italia attraverso la nostra rivista,ricordando che anche Giuseppe Mazzini, pur di vedere l’Italia unita, sacrificò il suo ideale scrivendo il 2 marzo 1860: “Non si tratta più di repubblica o monarchia, si tratta dell’unità nazionale, di essere e non essere. Ciò che vogliamo è che l’Italia si faccia”. Noi a 150 anni dalle magnifiche imprese, auspichiamo che tale ricorrenza venga solennemente festeggiata senza contrasti o divisioni che in questi mesi di preparazione sono ignominiosamente emersi reinterpretando lo storico evento a modo proprio, a uso e consumo regionalistico, molto nefasto per noi convinti italiani, nati italiani. Che l’egoismo di pochi non distrugga questa nostra nazione, madre di un grande passato, mai seconda nel campo della ricerca di gruppo e individuale, prima quasi sempre nell’arte, nell’innovazione, nelle competizioni, nello sport, nelle invenzioni. Allora per continuare a vivere nel grande solco della nostra tradizione, della nostra storia, ritorniamo a leggere i libri degli uomini che l’Italia hanno reso unita, come Giuseppe Cesare Abba. Solo lì troveremo la fonte e quindi la vitalità e la volontà a non disperdere e dimenticare il sacrificio dei tanti che perirono durante il cammino che li portava da Marsala a Volturno, lì ritroviamo l’orgoglio di sentici patrioti di un’Italia libera nel contesto di una Europa spoglia di confini nazionali, senza pregiudizi, libera e sovrana per costruire un avvenire di benessere e senza più guerre. Ritorniamo a Cesare Abba, alle sue narrazioni fulgide ed entusiasmanti, ai tanti pensatori e poeti e scrittori che l’Italia vollero unita in una grande Europa motrice di libero pensiero, di uguaglianza, di democrazia. Giacomo Giannone Torino, maggio 2010
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