E' stato divertente l'altra sera ascoltare Berlusconi intervenire in trasmissione per criticare l'uso del mezzo pubblico televisivo e poi riagganciare subito dopo aver espresso la propria opinione. Ormai e' chiaro a tutti che per lui mezzo pubblico vuol dire di sua proprieta' o comunque sotto il suo controllo.
Questo dalle mie parti si chiama conflitto d'interessi, un argomento che gli italiani non capiscono o non vogliono capire. I sondaggi danno ragione al presidente del consiglio nel dire che non e' una priorita' per gli italiani.
Io continuo a restare stupito di cio', se in un attimo di distrazione attraverso una ZTL con la mia auto non autorizzata e poi vado dal vigile urbano a chiedere di cancellare una multa a mio favore sono accusato di tentata corruzione.
Se pero' mi chiamo Silvio e faccio una legge ad hoc per non pagare tale multa, perche' una telecamera m'ha inquadrato e l'altra non vi e' riuscita che cose'?
Perche' lo chiedo? Il presidente si e' fatto un'altra legge "ad personam" nell'ultima settimana, non so quanti se ne sono accorti.
Obiettivo: Salvare Mondadori, che si dovrebbe chiamare Silvio Berlusconi Editore.
La leggina e' infilata nel decreto Incentivi 40/2010 (comicamente intitolato "Disposizioni urgenti tributarie e finanziarie in materia di contrasto alle frodi fiscali"), primo firmatario Alessandro Pagano del Pdl, che nel suo sito l'ha definito "mini-condono".
La leggina prevede che, in caso di due giudizi favorevoli consecutivi, "le controversie tributarie pendenti innanzi alla Cassazione possono essere estinte con il pagamento di un importo pari al 5% del valore della controversia... e contestuale alla rinuncia a ogni eventuale pretesa di equa riparazione".
Guarda caso ritrae un caso ben preciso. Quella di sua maesta: la Mondadori, scippata nel 1990 da Berlusconi a De Benedetti grazie a una sentenza comprata, s'e' vista contestare dall'Agenzia delle Entrate un'evasione Irpef e Ilor da 200 milioni di euro sul 1991.
I fatti: dopo i primi due gradi di giudizio, vinti da Mondadori, la causa giace da dieci anni in Cassazione (il famoso processo breve) e a fine 2009, quando il presidente della sezione tributaria Enrico Altieri, temutissimo dagli evasori per il suo rigore, stava per decidere, se l'e' vista scippare e trasferire alle sezioni unite. Cosi', in attesa della sentenza, e' arrivata la leggina: se fosse condannata, la Mondadori pagherebbe 10 milioni anziche' 200 (sempreche' la Corte di Lussemburgo non accolga il ricorso per violazione della libera concorrenza annunciato in altre cause dal giudice Altieri). Il tutto per decreto firmato dal presidente della Repubblica e da quello del Consiglio, proprietario (peraltro abusivo) della Mondadori.
Da queste parti si dice "cu si guardo' si salvo'", e lui l'ha fatto. Cosi' in caso si risparmia 195 milioni di euro che non son mica bruscolini.

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