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Ancora Fiat

Trapani News - AttualitĂ  Trapani
Scritto da Adriano Basile   
Mercoledì 30 Giugno 2010 12:43

 Alcune precisazioni al precedente scritto sulla mancata firma di FIOM all'accordo di Pomigliano. Peppe mi fa notare che ho dimenticato il punto piu' importante, cioe' l'articolo 15:

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15. CLAUSOLE INTEGRATIVE DEL CONTRATTO INDIVIDUAL€ DI LAVORO
Le Parti convengono che le clausole del presente accordo integrano la regolamentazione dei contratti individuali di lavoro al cui interno sono da considerarsi correlate ed inscindibili, sicche la violazione da parte del singolo lavoratore di uoa di esse costituisce infrazione disciplinare di cui agli elenchi, secondo gradualita, degli articoli contrattuali relativi ai provvedimenti disciplinari conservativi e ai licenziamenti per rnancanze e comporta il venir meno dell'efficacia nei suoi confronti delle altre clausole.
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Ergo: chi sciopera viene licenziato!!

Sempre su Pomigliano e la Fiat, Rosario mi suggerisce di inoltrarvi quest'articolo...

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In merito al "ricatto" di Marchionne nei confronti dei dipendenti FIAT di Pomigliano D'Arco sono state scritte molte cose. Innumerevoli levate di scudi contro l'ennesimo "attentato" ai diritti dei lavoratori, altrettanto numerosi attestati di stima in difesa di un'azienda disposta ad "investire" denaro (di chi?) per creare occupazione, molte riflessioni salomoniche volte a stemperare i toni e favorire il raggiungimento di un accordo che comunque "s'ha da fare".

In mezzo a tanto bailamme, tirati per la giacchetta ora dagli uni ora dagli altri, ci sono i lavoratori oggetto dell'accordo, che presto saranno chiamati ad esprimersi in prima persona riguardo alla sottoscrizione dello stesso. Lavoratori che quando compaiono intervistati in TV, generalmente rispondono senza esitazione "voteremo si, perche' teniamo figli e famiglia ed abbiamo bisogno di lavorare"...

Un ragionamento tutto sommato comprensibile, dal momento che per mantenere i figli e la famiglia ci vogliono i danari e alla luce delle ristrette prospettive occupazionali attuali, in caso di rifiuto al ricatto, i lavoratori di Pomigliano non tarderebbero a ritrovarsi in una situazione drammatica.

Oltretutto le richieste di Marchionne li costringeranno a qualche "sacrificio" in piu', ma si trattera' comunque di sacrifici nel complesso sopportabili, soprattutto se facendo un paragone al ribasso si volge lo sguardo ai precari dei call center e delle agenzie interinali. La sensazione e' che alla fine dei giochi Marchionne avra' dunque partita vinta, la maggioranza dei lavoratori interessati aderira' all’accordo e chi, come la FIOM, aveva scelto la "linea dura" rivestira' il ruolo di capro espiatorio, qualificandosi come nemico tanto dell’azienda quanto degli operai.

In tutta sincerita' non ci riesce davvero di rammaricarci per le sorti della FIOM, punita proprio in occasione di uno dei suoi rarissimi moti d'orgoglio. I sindacati stanno ormai perdendo ogni ragione di esistere e sono comunque la rappresentazione di un mondo clientelare che, salvo rare eccezioni, ha sempre prodotto lauti profitti agendo in maniera parassitaria sulla pelle dei lavoratori.

Le sorti dei lavoratori, di tutti i lavoratori italiani, non solamente di quelli di Pomigliano, ci preoccupano invece molto di piu'. Ci preoccupano, perche' guardando in prospettiva, il ricatto di Marchionne (in se' grave ma non devastante) apre la strada ad una gestione dei contratti di lavoro del tutto nuova, all'interno di un "mercato" ormai maturo per il cambiamento.

L'imposizione sostituisce la contrattazione, le regole cessano di essere norme oggettive uguali per tutti ed il confronto azienda/lavoratore (senza piu' mediazioni) non viene condotto in maniera paritetica, ma sul piano inclinato del ricatto nei confronti del piu' debole, destinato giocoforza a soccombere. I lavoratori di Pomigliano, disposti a qualsiasi sacrificio, perche' hanno bisogno di lavorare e "tengono" figli e famiglia, fanno un ragionamento comprensibile, ma la cui valenza e' limitata al contingente.
Riusciranno a sopravvivere nel futuro immediato, ma cosa accadra' domani? Cosa accadra' quando la FIAT e le altre grandi imprese che la emuleranno imporranno (non domanderanno) ai lavoratori dell'Italia tutta nuovi sacrifici e poi altri sacrifici ancora? Quando i sacrifici non si limiteranno a qualche ora di straordinario in piu' o alla restrizione delle retribuzioni in caso di malattia, ma saranno costituiti da cospicui tagli dei salari e delle tredicesime, dall'eliminazione delle ferie e della malattia, dalla soppressione di diritti fondamentali?

I lavoratori dell'Italia tutta saranno costretti a chinare la testa, perche' terranno figli e famiglia e oltretutto le prospettive occupazionali nel frattempo saranno ancora peggiorate e sara' tardi per comprendere che la strada intrapresa e' una strada a senso unico. Ecco allora che un ragionamento "comprensibile" esperito per il bene dei figli e delle famiglie, rischiera' di trasformarsi in un boomerang che compromettera' gravemente proprio il futuro di quegli stessi figli e famiglie che si troveranno a "sopravvivere" in un mercato del lavoro sempre più compromesso, fatto di precarieta', deprivato dei diritti e della dignità. Un inferno la cui costruzione sarà stata possibile solo grazie a tanti "ragionamenti comprensibili" unanimemente accettati come la soluzione migliore.
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