Da siciliano che vive lontano dalla propria terra assistere alla proiezione del film di Tornatore “Baarìa” è stato un amarcord commovente e significativo. Con sequenze spesso folgoranti l’autore ci descrive la sua città in modo reale scavando nei suoi ricordi momenti ed eventi vissuti, poeticamente traslati in una vicenda che si snoda in quaranta anni di storia con pacato umorismo spesso,con figurazioni a volte drammaticamente vive e autentiche. In “ Nuovo Cinema Paradiso “ si narravano episodi di pregnante
asa natia, al proprio paese: avvenimenti sempre toccanti, emozionanti che molti di noi migranti certamente abbiamo vissuto. In “Baarìa” lo spaccato narrativo è più ampio, sentimento e realtà si intrecciano e si fondono, le realizzazioni dell’uomo sono frutto di volontà e di momenti storici. I protagonisti Peppino e Mannina adattandosi o meglio sfruttando l’escamotage della“fuitina” consumata in casa, iniziano la loro vita insieme con forza e convinzione, sfidando vecchie usanze, tradizioni, costumi e antiche abitudini di vita. Cresce Baarìa, cresce l’uomo Peppino impegnato a credere e a volere realizzare un mondo migliore, più giusto, più equamine. Cresce la famiglia, crescono le incomprensioni, le sfide e intanto il paese pian piano diventa città. La corruzione è sovrana, gli interessi dei potenti preservati, l’ombra della mafia sempre presente, si estende tentacolare, protagonista assoluta nel quotidiano vivere, ma anche, e principalmente, nell’indirizzare e progettare il futuro senza nulla cambiare, come ha scritto Tommasi di Lampedusa. Bello il film nel movimento delle masse in sciopero, nella visione dei paesaggi ampi e brulli della Sicilia ricca di monti e fertili vallate, della Sicilia della “Conca d’oro”ora scomparsa, inghiottita da fiumi di cemento. Un bambino corre per le strade di Baarìa, un bambino si sveglia da un profondo sogno rivelatore mentre stava in castigo dietro la lavagna della sua classe. Ma i due non hanno tempo di raccontarsi : due mondi, due realtà immutate nel tempo si sfiorano. I due bambini si guardano, non parlano, non si salutano ma si riconoscono in uno scintillio di sguardi volanti, e in quegli sguardi noi leggiamo la voglia di non prostrarsi, vendersi per affermarsi, vincere. Il bambino rinuncia alle venti lire promesse per comprare un pacchetto di sigarette ad un anziano signore prima che la saliva sputata venga asciugata dalla terra secca. In questa rinuncia Tornatore avverte una speranza per la sua terra, la volontà per una svolta radicale di quel mondo dal quale lui è andato via per realizzarsi, dal quale tanti sono fuggiti. Con quel rifiuto del bimbo ad accettare la ricompensa come una elemosina l’autore presagisce una voglia di rigenerazione anche se poi chiude il suo film ancora con una partenza. Alla stazione Peppino accompagna il proprio figlio che parte per il Nord, augurandogli di presto trovare lavoro. Noi respingiamo questo finale e auguriamo a chi nel Sud è rimasto, di trovare lavoro nel proprio paese, di continuare a vivere nella propri terra natale perché non abbiano domani il rimpianto che traspare dall’affermazione dello stesso quando scrive: “percorrendo le strade di Baaria avanti e indietro per anni, potevi imparare ciò che il mondo non ti avrebbe mai insegnato.”( Medusa film-Venezia 2009)

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