Sarebbe bello se chi oggi naviga fra i settanta e gli ottanta anni potesse leggere quello che verrà scritto degli odierni eventi fra 50 anni, sarebbe bello ascoltarne le commemorazioni, visitare i luoghi deputati a esaltarne il progresso, le conquiste, gli ideali che hanno mosso il nostro cammino sostenuti da certa stampa e da certi politici. Certamente non si celebrerà “tutto” e sarà sfoltito il calendario degli avvenimenti da ricordare per non essere “folli” e, per “non essere folli”, non si apriranno i rubinetti della spesa pubblica al fine di realizzare cattedrali nel deserto come avviene nei nostri giorni. La scuola, la nuova scuola dei prossimi decenni insegnerà doviziosamente quanto vissuto dal popolo italiano, la ricchezza acquisita, le mete raggiunte nella scienza, nella tecnica, il benessere goduto perché ingegnosamente guidato da uomini che hanno sposato la politica per dare a tutti tranquiliità , lavoro, prosperità , sicurezza. Allora la parola Unità si scriverà con lettera minuscola e l’Italia sarà veramente unita nel nome di un illuminato federalismo. I programmi dei festeggiamenti futuri (2061) non saranno farraginosi, dispendiosi e dispersivi, ma semplici e concreti. Si continuerà a non sapere di Teano e Quarto, ma sicuramente di Arcore e dell’eroe del tempo. Attenzione non dico di Berlusconi già assorto agli onori dell’Olimpo, ma di Mangano, l’umile stalliere tanto denigrato da oppositori falsi e bugiardi, condannato da una magistratura (minuscolo) di sinistra, sinistra rossa di sangue. Ad informarci dei Mille di 150 anni fa, ci furono pochi scrittori-narratori, quindi poche sono le notizie pervenute a noi poveri eredi di quel lontano passato, ora, nella presente età , tanti sono i trasmettitori di notizie fondate, documentate, tanti i giornalisti, scrittori, poeti imparziali, obiettivi e allora saranno piene di verità rivelate le celebrazioni che si terranno ne 2061. Che peccato non potere essere presenti, sarà un anno di sintesi il 2061, di euforia e di devoto omaggio a uomini capaci e onesti che hanno saputo portare a compimento promesse e programmi di crescita economica e sociale approvati dal popolo sovrano. Oggi non sappiamo di Teano e Quarto, ma solo di “enfasi del Risorgimento”. Ma perché scrivere ancora Risorgimento con lettera maiuscola? Ah, perché è un valore da conservare. Sicuramente vero, ma da non sbandierare, è meglio conservarlo impacchettato in un cassetto. A che serve la retorica su Garibaldi, i fratelli Bandiera, Carlo Pisacane? Erano solamente avventurieri, banditi. Il risorgimento (minuscolo) fu un disastro per l’Italia vera, l’Italia produttiva, efficiente, capace. Che mendaci quell’Ippolito Nievo e Cesare Abba e Bandi. Hanno scritto di eroismo per isolati episodi di lotta, di scaramucce fra soldati addestrati alla guerra e volontari senza scrupoli, senza ideali. Certo un giornale libero, senza padroni e che si regge di finanziatori spinti solo da passione per un'informazione sana, non si deve lasciare sedurre da una firma che, per quanto affermata sia, è al servizio di un padrone che impone e i cervelli plagia e lubrifica a suo interesse e piacimento. “L’Unità d’Italia dovrebbe essere patrimonio comune, acquisito dalle coscienze di tutti.” Ma certamente che lo è stato e continuerà ad esserlo, e“Fratelli d’Italia” resisterà nel tempo. I mezzi d’informazione schierati non potranno cancellare un patrimonio comune conseguito con ideali puri e immani sacrifici. I fratelli Bandiera non sbarcarono nel meridione per tutelare interessi, e così tanti altri. E Giuseppe Marchetti (chi era costui ?), il più piccolo dei “ Mille di Marsala “, che appena undicenne , con il padre Luigi si imbarcò a Quarto per seguire Garibaldi e poi morire a Napoli nel 1877 in miseria completa, aveva forse interessi da tutelare o entusiasmo nel credere e volere unita l’Italia? Investire la scuola di responsabilità è facile, è pilatesco. Perché non addossare anche alla stampa la responsabilità di una sana divulgazione di idee, di informazione corretta degli avvenimenti e la funzione anche di promozione e collaborazione per una formazione completa delle generazioni presenti e future. Criticare è giusto e la stampa deve svolgere questo ruolo con dignità , ma impallinare la ricorrenza dell’Unità d’Italia (lettera maiuscola permettetemi) postillando programmi che si vuole non si realizzino, è fuori dalla nostra formazione di insegnanti settantenni che sicuramente hanno parlato e discusso con i loro allievi di Teano e di Quarto e di quello che poi accadde fino alla Resistenza ignorata da chi attualmente ci governa o usata all’occorrenza per motivi di immagine.



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