“L’arte oltrepassa i limiti nei quali il tempo vorrebbe comprimerla e indica il contenuto del futuro”.
Vasilij Kandinskij, Punto, linea, superficie
Vasilij Kandinskij, Punto, linea, superficie
Da quando l’Uomo, in Età Neolitica, ha deciso di diventare sedentario la casa, sicuramente, si trova al centro del suo interesse e, spesso, lo impegna fisicamente, economicamente e affettivamente per tutta la vita. “La casa non è soltanto un luogo, ma anche il fascio di sentimenti associato ad esso”, direbbe Renos K. Papadopoulos, il luogo dove gli opposti vengono fatti coesistere e dove sono mantenuti in equilibrio, il luogo che fornisce una base coerente alla storia delle famiglie. La casa-museo, invece, generalmente, è una abitazione trasformata in museo, quasi sempre dopo la morte del proprietario – la cui storia biografica è oggetto d’interesse e curiosità – e, il suo percorso espositivo, comprende arredi, cimeli e oggetti di uso personale e quotidiano, oltre ad opere di altro genere (quadri, sculture, collezioni...).
Oggi si sta assistendo alla nascita di case-museo di artisti “in vita”; ancora non è un fenomeno diffuso ma, alcuni esempi d’intimità esposta, potrebbero significare l’inizio di qualcosa d’interessante, per conoscere più a fondo, sicuramente in maniera più completa, totale, la loro quotidianità, gli ambienti in cui germogliano e crescono le loro opere. La casa-laboratorio di Francesca De Santi ed Emanuele Lombardo rientra, senza alcun dubbio, in questa categoria. L’abitazione a villetta è un museo “in fieri”, ancora incompleto, che si arricchisce, giorno dopo giorno, di mosaici, sculture, pitture, ceramica, ready-made, disegni, oggetti, libri. L’architettura diventa pittura, scultura; il “trovato” viene ri-ciclato, manipolato e trasformato in oggetto d’arte, suppellettile, elemento architettonico o d’arredo; accumuli di oggetti (cercati, scelti) in ogni spazio e in ogni angolo si fanno installazioni, contaminazioni volute, consapevoli, amate. Difficile distinguere dove finisce l’intervento di Francesca o Tania (la figlia) e dove incomincia quello di Emanuele e viceversa; spesso il lavoro viene realizzato in tandem, in sinergia, frutto di un team affiatato.
La casa è abitata dalle passioni e dalla cultura dei loro proprieatari-artisti: un itinerario popolato di segni che ricordano i graffiti e le pitture rupestri degli uomini primitivi, attraversa le pietre, i frammenti di tegole, vetro, ceramica – levigate dal lavoro continuo del vento, del mare e della pioggia – e assemblate, ri-create, fino ad arrivare ai riferimenti modernisti (le strutture e i mosaici di Gaudì), al primitivismo picassiano, al mondo fantastico e simbolico di Klee, alle figure-sculture rivestite a mosaico di Fontana, agli stables di Calder, alla frontalità consagriana. Anche l’aria che circola fra quegli spazi, interni ed esterni, è impregnata e ri-sente del loro lavoro: l’odore intenso di fumo e di bruciato della ceramica raku e della vetrofusione, della ruggine e della saldatura dei ferri, degli smalti sintetici, degli acidi e degli inchiostri per l’incisione.
Immergersi in questo luogo è come entrare in una “casa degli specchi”, solo che a ri-specchiare non è l’immagine di chi guarda ma di coloro che l’hanno creata, soprattutto quella interiore, conferendo sostanza allo specchio della loro anima.
La casa è abitata dalle passioni e dalla cultura dei loro proprieatari-artisti: un itinerario popolato di segni che ricordano i graffiti e le pitture rupestri degli uomini primitivi, attraversa le pietre, i frammenti di tegole, vetro, ceramica – levigate dal lavoro continuo del vento, del mare e della pioggia – e assemblate, ri-create, fino ad arrivare ai riferimenti modernisti (le strutture e i mosaici di Gaudì), al primitivismo picassiano, al mondo fantastico e simbolico di Klee, alle figure-sculture rivestite a mosaico di Fontana, agli stables di Calder, alla frontalità consagriana. Anche l’aria che circola fra quegli spazi, interni ed esterni, è impregnata e ri-sente del loro lavoro: l’odore intenso di fumo e di bruciato della ceramica raku e della vetrofusione, della ruggine e della saldatura dei ferri, degli smalti sintetici, degli acidi e degli inchiostri per l’incisione.
Immergersi in questo luogo è come entrare in una “casa degli specchi”, solo che a ri-specchiare non è l’immagine di chi guarda ma di coloro che l’hanno creata, soprattutto quella interiore, conferendo sostanza allo specchio della loro anima. 



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