"Questa mattina mi sono svegliato alle saline di Trapani..." Quello che segue è un brano di Pippo Delbono che viene letto stasera, venerdì 15, al Teatro Eliseo di Roma con i lavoratori. L'autore, drammaturgo, attore, regista, scrittore, lo dona ai lettori de l'Unità.
Questa mattina mi sono svegliato alle saline di Trapani
al sorgere del sole in un paesaggio di acqua e sale pensando a quante lotte sono state fatte nel passato, lotte che sembrano oggi a volte scomparse, a volte riemerse, a volte di nuovo sepolte. Lotte per conquistare una propria identità, una propria dignità, una propria libertà.
Immagini mi riemergono agli occhi come dipinti neorealisti, con uomini che lottano per non essere sfruttati, per non essere animali da tiro, per non essere servi, per non essere schiavi. Qui in questa terra di acqua e sale rivedo in questo accecante, imminente sorgere del sole, immagini del passato di uomini che marciano con pale, vanghe, vestiti sporchi, facce nere, unte, tute dai colori uguali, dagli odori acri uguali, consumati dal lavoro, le sciarpe rosse, le bandiere rosse, le falci, i martelli, gli slogan, contro il capitale, contro i padroni, la rabbia, le grida.
Ora rivedo uomini diversi, dai colori diversi, dagli odori diversi, dai profumi della pelle diversa, dai vestiti diversi, che parlano lingue diverse, che non gridano più con quella rabbia, che non parlano più con quegli slogan, che non marciano più con quei piedi pesanti
Donne e uomini nuovi
che non sono disposti però, mai, a perdere le cose conquistate con fatica, con sudore, con dolore,
e per questo ancora marciano insieme con il passo pesante e leggero,
ancora gridano insieme con la rabbia e la tenerezza
e marciano marciano marciano
e gridano gridano gridano gridano sempre,
per difendere la loro invendibile incontrattabile identità,
per difendere la loro invendibile incontrattabile dignità,
per difendere lo loro invendibile incontrattabile libertà.
Questa mattina mi sono svegliato alle saline di Trapani
al sorgere del sole in un paesaggio di acqua e sale pensando a quante lotte sono state fatte nel passato, lotte che sembrano oggi a volte scomparse, a volte riemerse, a volte di nuovo sepolte. Lotte per conquistare una propria identità, una propria dignità, una propria libertà.
Immagini mi riemergono agli occhi come dipinti neorealisti, con uomini che lottano per non essere sfruttati, per non essere animali da tiro, per non essere servi, per non essere schiavi. Qui in questa terra di acqua e sale rivedo in questo accecante, imminente sorgere del sole, immagini del passato di uomini che marciano con pale, vanghe, vestiti sporchi, facce nere, unte, tute dai colori uguali, dagli odori acri uguali, consumati dal lavoro, le sciarpe rosse, le bandiere rosse, le falci, i martelli, gli slogan, contro il capitale, contro i padroni, la rabbia, le grida.
Ora rivedo uomini diversi, dai colori diversi, dagli odori diversi, dai profumi della pelle diversa, dai vestiti diversi, che parlano lingue diverse, che non gridano più con quella rabbia, che non parlano più con quegli slogan, che non marciano più con quei piedi pesanti
Donne e uomini nuovi
che non sono disposti però, mai, a perdere le cose conquistate con fatica, con sudore, con dolore,
e per questo ancora marciano insieme con il passo pesante e leggero,
ancora gridano insieme con la rabbia e la tenerezza
e marciano marciano marciano
e gridano gridano gridano gridano sempre,
per difendere la loro invendibile incontrattabile identità,
per difendere la loro invendibile incontrattabile dignità,
per difendere lo loro invendibile incontrattabile libertà.
"Questa mattina mi sono svegliato alle saline di Trapani..." Quello che segue è un brano di Pippo Delbono che viene letto stasera, venerdì 15, al Teatro Eliseo di Roma con i lavoratori. L'autore, drammaturgo, attore, regista, scrittore, lo dona ai lettori de l'Unità.
Questa mattina mi sono svegliato alle saline di Trapani
al sorgere del sole in un paesaggio di acqua e sale pensando a quante lotte sono state fatte nel passato, lotte che sembrano oggi a volte scomparse, a volte riemerse, a volte di nuovo sepolte. Lotte per conquistare una propria identità, una propria dignità, una propria libertà.
Immagini mi riemergono agli occhi come dipinti neorealisti, con uomini che lottano per non essere sfruttati, per non essere animali da tiro, per non essere servi, per non essere schiavi. Qui in questa terra di acqua e sale rivedo in questo accecante, imminente sorgere del sole, immagini del passato di uomini che marciano con pale, vanghe, vestiti sporchi, facce nere, unte, tute dai colori uguali, dagli odori acri uguali, consumati dal lavoro, le sciarpe rosse, le bandiere rosse, le falci, i martelli, gli slogan, contro il capitale, contro i padroni, la rabbia, le grida.
Ora rivedo uomini diversi, dai colori diversi, dagli odori diversi, dai profumi della pelle diversa, dai vestiti diversi, che parlano lingue diverse, che non gridano più con quella rabbia, che non parlano più con quegli slogan, che non marciano più con quei piedi pesanti
Donne e uomini nuovi
che non sono disposti però, mai, a perdere le cose conquistate con fatica, con sudore, con dolore,
e per questo ancora marciano insieme con il passo pesante e leggero,
ancora gridano insieme con la rabbia e la tenerezza
e marciano marciano marciano
e gridano gridano gridano gridano sempre,
per difendere la loro invendibile incontrattabile identità,
per difendere la loro invendibile incontrattabile dignità,
per difendere lo loro invendibile incontrattabile libertà.




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