Ho avuto il piacere di assistere allo spettacolo di Peter Stein all’Astra di Torino e contemporaneamente l’occasione di incontrare nella hall del teatro il grande regista al quale ho potuto chiedere perché ha proposto all’attenzione del pubblico internazionale (l’opera è stata rappresentata a Milano, Vienna, Amsterdan, Napoli, Ravenna, Atene, NewYork, Parigi, Roma, Reggio Emilia, Pordenone, Torino) I Demoni di Dostoevskj, romanzo ormai quasi dimenticato e che oggi viene letto da pochi.
La risposta è stata pronta ed esauriente. “I Demoni sono attuali, rispecchiano il nostro tempo perché descrivono il vuoto, l’indifferenza, l’assenza di ideologie e di idee. Stravogin (uno dei personaggi principali del romanzo dello scrittore russo) è il vero male anche del nostro tempo. In ossequio ad una pretesa uguaglianza, senza gerarchie di valori, accoglie tutto e il contrario di tutto, tentando di divertirsi o di sentire la vita attraverso la droga, una varietà di piccole perversioni, settarismi e altre declinazioni di una vita destinata a passare come un lampo, senza fermare nulla. Questo è il male che pervade le nuove generazioni.” I Demoni sono le malattie, le deformazioni, le pazzie di una generazione che ha perso la fede nella religione, nella vita, nell’uomo. Prima che iniziasse lo spettacolo lo stesso Stein, il libro de’ I Demoni in mano, invita il pubblico a leggerlo o a rileggerlo per chi l’ha già letto in quanto vi sono anticipati i sintomi di una malattia che ha invaso la nostra società. Stein dice con parole e tono chiaro e convincente: “Basta aprire i giornali e ciascuno lo può vedere da sé. Ecco, molti di questi personaggi di oggi sono descritti nel romanzo di Dostoevskj.” I Demoni è stato rappresentato a Torino solo per due repliche. L’allestimento di Stein ha suscitato consensi entusiasti e critiche altrettanto radicali in tutto il mondo perché richiede allo spettatore un’eroica permanenza in teatro per dodici ore. La scena sia apre alle undici di mattina per chiudersi un’ora prima di mezzanotte. Sono stati previsti quattro intervalli di 15 minuti e 2 di un’ora per pranzo e cena. In entrambe le rappresentazioni teatro esaurito e pieno entusiasmo tra i spettatori (400 per ogni replica). Per inciso desidero sottolineare che il 31-10 gli spettatori presenti erano 399 più una bambina di 8 anni, la cui presenza ha stupito lo stesso regista che si dichiarò felice per la sua attenzione sempre interessata al dipanarsi della vicenda intricata e spesso difficile da seguire. Per la cronaca, la bambina si chiama Ilaria Giacalone. Molti dei presenti possiamo affermare che siamo andati a teatro per vedere I Demoni per potere dire un giorno “io c’ero”. E’ stata una sfida per la tenuta fisica sia del pubblico che degli attori. Attori straordinari come Maddalena Crippa, Ivan Alovisio, Andrea Nicolini, Elia Schilton, Rosario Lisma, che, alla fine delle 12 ore, quando escono a prendere gli applausi, riescono persino a sorridere e a non sentirsi stanchi. Scenografia essenziale fatta di pochi oggetti. Costumi eccezionali, impeccabili i vestiti indossati dagli attori, riproducenti forme, colori, disegni della Russia dell’800. Scelti con cura gli attori non solo per la loro bravura ma anche per l’aderenza fisica al personaggio che interpretavano, per il portamento e il tono della voce nello scandire le parole nei fitti dialoghi cui l’opera è costellata. Franco Prono, docente di cinema al Dams ha dichiarato che: “E’ stato uno spettacolo che si ha occasione di vedere raramente nella vita e non si può perdere. I Demoni è un’opera epocale.” Non sto naturalmente a narrare il contenuto dell’opera vasta, varia e complessa, come tutti sappiamo, ma desidero solamente porre in evidenza che Dostoevskj-Stein sanno suscitare nell’animo dell’uomo “l’ansia del sublime e il fascino dell’abiezione, orgoglio e umiltà, volontà di ferire e brama di ferirsi.” I 26 attori che hanno fatto rivivere gran parte del romanzo, recitano ripeto in un palco vuoto, scabro, pochi mobili, un piccolo muretto girevole e alcune pedane, mentre di tanto in tanto nella sala irrompeva il suono di note profonde e assonanti come provenienti dall’alto, scandite da abili mani sulla tastiera di un vecchio pianoforte. Opera ricca e intensa, opera “epocale” cui va reso merito al maestro Peter Stein, testardo e determinato a portare avanti progetti e sperimentazioni artistiche che esondano da schemi rituali e prestabiliti. Io sono felice di ripetermi: “l’ho visto” e credo anche la piccola Ilaria.
Giacomo Giannone


Twitter
UpNews
TechNotizie
Tuttoblog
Technorati
Fai
SegnaloItalia
Facebook
Wikio
Diggita
OKnotizie
Segnalo
Ziczac