Se vai a pranzare al “Baratti” di Torino, bar ristorante che si affaccia sulla Galleria Subalpina, scopri ai bordi del piatto di ogni portata tre sottili strisce, una di zucchina di colore verde, un’altra di ravanello bianca e la terza di pomodoro rossa. Estrosità del cuoco certamente ma, bisogna ammetterlo, simpatica e graziosa. Piccola cosa dirà il mio lettore, ma ciò non toglie l’originalità dell’iniziativa. Ricordiamoci che fra poco ricorrerà il 150° anno dell’Unità d’Italia.
Si spera di vedere su tutte le piazze della penisola, isole comprese, sventolare la nostra bandiera, simbolo dell’unità come, in forma ingenua e genuina ci vuole ricordare il Baratti, storico caffè della Torino colta e raffinata. Se cammini sotto i portici di via Roma e di Via Po, di arcata in arcata, scorgi esposte le riproduzioni di quadri che descrivono i momenti salienti del nostro Risorgimento, le battaglie, i personaggi che fecero l’Italia unita, i luoghi ove si svolsero gli incontri e le riunioni che prepararono il grande evento. Se ti trovi in Piazza San Carlo, gli occhi si posano sulle seguenti frasi scritte a caratteri cubitali e più volte ripetute in luoghi diversi. “ Senza gli Italiani l’Italia non sarebbe la stessa.” “ Senza di voi la festa non sarebbe la stessa.” “ Senza Torino la festa non sarebbe la stessa.” “ Esperienza Italia: Fare gli italiani.” Così Torino si prepara e ci prepara responsabilmente a rievocare il nostro Risorgimento nella corretta dimensione di: ricordo = festa = cosciente acquisizione storica del nostro recente passato. E proprio per ricordare, in Piazza Carignano, dal 20 Marzo di quest’anno (riportiamo l’informativa): “Un orologio scandisce il conto alla rovescia verso l’inizio dei festeggiamenti per i 150 anni dell’Unità d’Italia. Il totem con led luminosi, realizzato dalla città di Torino, ha due facce: una dedicata al grande evento previsto per il 2011, “Esperienza Italia”, l’altra al Museo Nazionale del Risorgimento di fronte al quale l’orologio è collocato. Il conto alla rovescia (countdown) si riferisce ai due eventi. Il 17 Marzo del prossimo anno infatti si inaugurerà Esperienza Italia, giorno in cui nel 1861 fu proclamata l’Unità nazionale e riaprirà il Museo Nazionale del Risorgimento di Palazzo Carignano, oggi chiuso per restauri, completamente rinnovato e riallestito.” Attraversando Piazza Carignano vedi quindi l’orologio scandire non l’ora ma i giorni che mancano per arrivare al 17 Marzo 2011. Piccole cose? Non direi. Torino attende con sempre più entusiasmo il 17 Marzo. Torino si prepara, festeggia, studia. Tante sono state le conferenze cui ho assistito che fanno il punto sul Risorgimento. Tante sono state le problematiche storiche affrontate e discusse da professori d’Università e storici accreditati e conferenze e seminari di studio e approfondimento della storia risorgimentale continueranno per tutto il prossimo anno con l’allestimento di significative mostre e pubbliche manifestazioni. In una città ove spira forte il vento leghista, meraviglia tanto fervore, tanta passione per il nostro Risorgimento. Lo spirito che animò gli eroi del 1860/61 è presente ancora nel cuore dei torinesi. I piemontesi rimangono fedeli agli ideali che fecero l’Italia, sono fedeli all’idea spirituale di una Italia, nazione libera fra le altre nazioni. I piemontesi sono orgogliosi e memori dello Statuto Albertino e di Carlo Alberto che riconobbe allora pieni diritti civili e libertà di culto ai valdesi e agli ebrei. La gente di Torino ricorda e rivive con orgoglio gli eventi del Risorgimento, nulla rinnegando di quell’avvenimento grandioso e irripetibile. Mostre, conferenze, parate militari terranno viva la storica vicenda compiuta dai nostri predecessori. Tagli di fondi ministeriali, terremoti al vertice del Comitato per le celebrazioni e la malcelata ostilità dei governanti leghisti da poco al governo della Regione non impediranno ai torinesi di festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia. In Piemonte si è ancora orgogliosi de’ I Mille, di Cavour, Mazzini e la Casa Savoia. Si dice che “senza conoscere il passato non possiamo costruire il futuro”, allora ricordiamoci di come eravamo 150 anni fa e come siamo oggi, riflettiamo sul tenore di vita raggiunto, l’istruzione conseguita, il benessere cui eravamo arrivati prima della crisi che stiamo vivendo. Non disprezziamo, non dileggiamo tutto quello che al Risorgimento dobbiamo e cerchiamo di costruire il nostro avvenire e quello dei nostri figli nel solco sano di quell’idea grande che ci ha unito e ci ha fatto cittadini di una nazione unica per tradizioni, costumi, lingua, da tutti invidiata per la sua storia e naturale bellezza.


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