Un amico ha risposto alla mia Vignetta di martedi' (link) scorso sul referendum in FIAT, prima di lasciare la parola al suo commento (sotto) desidero aggiungere un breve commento al risultato del referendum. E' stato sorprendente per tutti, nessuno dei promotori del "no" credeva di arrivare al 46%. Ci trovavamo di fronte ad un ricatto del tipo "vuoi essere stuprato o ammazzato?" e la risposta per me era ovvia, invece non lo e' stata.
Sinteticamente: le lavoratrici e i lavoratori di Mirafiori hanno dimostrato le palle. Complimenti.
Il commento di Peppe:
Io credo che prima di ogni cosa sia necessario tener presente che questa vicenda, come tante altre, ci dimostra ancora una volta come e quanto l'informazione sia controllata in Italia. Lo diciamo da tempo, dagli scioperi dei metalmeccanici per il CCNL di 4 o 5 anni fa, che giornali e TG fanno (e facevano) a gara per ignorare o sminuire ogni emanazione che per i suoi contenuti possa infastidire il regime in atto. E - perche' no? - fuorviare l'opinione pubblica dai temi caldi e fastidiosi alle leve del potere, inventando scoop giornalistici di bassa lega (minuti e pagine interamente dedicati ad argomenti di cui il cittadino si disinteresserebbe, se potesse scegliere) oppure travisando numeri, affermazioni, rivendicazioni, avvenimenti, pur di portare acqua al proprio mulino. Credo che non tenere in considerazione questa premessa, fa si' che qualsiasi analisi sul ns sistema Paese lasci il tempo che trova perche' certamente incompleta e (sigh) fuorviante. Piuttosto, se qualcosa vogliamo capire, dobbiamo prendere l'abitudine (e acquisirne la capacita', tecnica e mentale) di andare a cercare le informazioni. Magari piccoli bocconi d'informazione, a volte amari e a volte piu' gustosi, proprio per evitare di ingurgitare dissennatamente tonnellate di spazzatura propinateci con l'imbuto. Â
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Chi ha detto che i metalmeccanici della Fiat sono soli? Chi ha detto che la gente non e' al loro fianco? Non solo da tre quarti delle aziende metalmeccaniche italiane sono partiti attestati di solidarieta' (ultima la Thyssen Kroup: http://temi.repubblica.it/micromega-online/gli-operai-thyssenkrupp-a-sostegno-della-fiom-no-al-ricatto-di-marchionne/), ma anche gruppi esterni (per esempio: http://temi.repubblica.it/micromega-online/anche-noi-cervelli-in-fuga-stiamo-con-la-fiom-lettera-aperta-di-19-italiani-che-lavorano-allestero/ o http://temi.repubblica.it/micromega-online/28-gennaio-i-lavoratori-della-conoscenza-in-piazza-con-la-fiom-intervista-a-domenico-pantaleo-segretario-flc-cgil/) o semplicemente la societa' civile (http://temi.repubblica.it/micromega-appello/?action=vediappello&idappello=391202&show=firme) si mobilitano. E che dire dei numeri in termini di partecipazione alle manifestazioni di studenti, metalmeccanici, ricercatori, migranti?
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Il problema, e certamente non possiamo ignorarlo, e' che la precarieta' e la disoccupazione che ci permeano impongono l'allontanamento dai problemi degli altri e la concentrazione su se stessi, nella speranza (chi piu' chi meno) di sbarcare il lunario, finire il mese, pagare il mutuo, crescere figli sempre piu' depressi e spaesati (chissa' perche', poi) o accudire i propri genitori in assenza di uno Stato indegno anche della S maiuscola. E' questo il grande problema, individuato dal sociologo L.Gallino all'indomani della legge 30, che ha dato il via alla devastazione del nostro Paese: con la precarieta' crescera' l'egoismo della pancia (che via via si svuotera') e diminuiranno la solidarieta' e la partecipazione alla Cosa Democratica (Res Pubblica: ricordiamo?). La chiave per sopravvivere collettivamente (in alternativa all'individualismo) sara' proprio quella: non perdere la partecipazione e la solidarieta'. Ed e' su questo tema che da anni si confrontano intellettuali e organizzazioni, alla ricerca di una via che possa garantire al nostro Paese informazione corretta e quindi partecipazione e capacita' di reazione. Non e' facile, pero'. Anche perche' ne parlano, coi pochi mezzi a disposizione, solo quegli intellettuali e quelle organizzazioni (non poche, comunque).
Siamo oggetto di una campagna mediatica che ha pochi precedenti: chi ha il potere in mano sta peggiorando tutto della nostra vita, dal presente alla prospettiva, dai diritti ai soldi, dalla salute al cibo, dalla vita sociale alle aspettative di realizzazione personale. Tutto fuorviato e travisato, presentato come ricetta indispensabile a chissa' cosa. E intanto loro si arricchiscono, accrescono il loro potere, creano le basi perche' le loro (e non le nostre) generazioni future continuino a detenere saldo il potere. La delegittimazione della magistratura, l'attacco alla Costituzione, lo smantellamento del CCNL, la riforma della scuola, il Collegato al Lavoro (scommetto che non ne avete sentito neanche parlare), la depenalizzazione dei reati finanziari, la schiavizzazione dei migranti, i divieti di manifestazione e le infiltrazioni ai cortei, l'allontanamento dei giornalisti e la loro sostituzione con comici di bassa lega altro non sono che strumenti per raggiungere quel fine.
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D'altro canto chi gestisce le leve del potere ha ben capito che spesso e' sufficiente darti l'impressione di essere solo, di essere un emarginato. Pensi di essere l'unico a chiedere opportunita' di lavoro e di crescita sociale, dignita' economica. Pensi che sia solo tu a voler invecchiare senza che ti buttino fuori pure dagli ospedali e con una pensione decente. E allora basta non parlarne in TV o - ancora meglio - parlarne in termini fuorvianti e il gioco e' fatto. Ecco allora che per tutti noi la strada gia' in salita si fa ancora piu' ripida, soprattutto se perdiamo l'abitudine a confrontarci con gli altri: il semplice confronto, franco e sincero, ci permetterebbe di capire che ci troviamo tutti sulla stessa barca e che vorremmo tanto cambiarla, anche se non sappiamo come fare.
Ma la consapevolezza, arricchita dalla generosita' e dall'iniziativa, quelle si', ne sono sicuro, saranno la ricetta giusta


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