
Nel film il Risorgimento viene presentato come frutto di un più vasto movimento ideale che viene da lontano (Ludovico Muratori e altri) e che viene alimentato dal Romanticismo. Romantica è la rappresentazione di ambienti involti da sentimentalismo, la dualità miseria - nobiltà, il teatro dell’opera elegante e sfarzoso, il lamento dei poveri costretti a vivere in vecchie e fatiscenti catapecchie. Romantici sono i cospiratori guardati a vista da una ottusa polizia di stato pronta a stroncare qualsiasi azione eversiva. Romantici gli esiliati che credono e covano nel cuore ideali patriottici, romantici i perseguitati italiani e quelli provenienti da zone d’Europa ove maggiormente pesava l’oppressione dell’impero austriaco. Nel secondo episodio viene rappresentato il carcere di Montefusco dove sono rinchiusi tanti patrioti, nobili e popolani che aspirano a fare dell’Italia una nazione nella quale potesse venire realizzato il sogno-bisogno di libertà, uguaglianza e indipendenza. E qui Martone ci sottolinea le lunghe discussioni, spesso inconcludenti, prima di approvare un progetto, una linea politica, precorrendo i vacui dibattiti nel nostro odierno Parlamento. Italia repubblicana o monarchica? Scontri verbali, patteggiamenti e ricatti si intrecciano e si susseguono. Nel terzo incontreremo Felice Orsini, l’attentatore di Napoleone III che metterà in pericolo l’alleanza dei francesi con i Savoia per una eventuale quanto probabile guerra contro l’Austria tanto sapientemente preparata da Cavour, vero regista, spesso occulto, dell’Unità d’Italia. Infine il quarto e ultimo episodio del film: “1862”. La presenza del Generale Garibaldi aleggia sovrana sulla folla dei volontari accorsi per completare il sogno di Roma capitale, e l’eroe dei due monti è ancora una volta pronto a guidare l’estrema sfida a Pio IX, sottovalutando l’opposizione della Francia, nazione protettrice del piccolo stato del Vaticano. Sull’Aspromonte Garibaldi viene ferito e subito trasferito in Sardegna. I garibaldini senza guida vengono dispersi e il Meridione rimane in mano a gruppi di banditi sovvenzionati dai Borboni ancora per molti anni, e sarà una lunga guerra civile che provocherà tante vittime e arretramento sociale. “Noi credevamo” è un film che invita a sperare e a riflettere nell’avvenire di un’Italia migliore. Credevamo di raggiungere uguaglianza e giustizia e libertà per tutti i cittadini. Ciò è avvenuto? Il film non stanca e lo si può rivedere più di una volta perché tratteggia con abilità e poetica leggerezza personaggi, figure, ambienti, momenti tragici della nostra storia con trasporto e passione senza mai esprimere giudizi sugli avvenimenti narrati. Sostiene il Martone di non avere girato il film per la ricorrenza dell’anniversario dell’Unità d’Italia, e gli crediamo come crediamo che “gli uccelli non cantano prima dell’alba” come si sente bisbigliare dalle labbra di un popolano verso la fine dell’opera. Pensiamo però che ci abbia voluto dire: “Smettete di scrivere la storia d’Italia inneggiando alla via del lamento nazionale ove prevale la tendenza alla frammentazione e ai localismi.” In verità è mancato agli italiani sin dal principio un racconto sincero, antiretorico della nascita della nazione e forse per questo paghiamo ancora il debito di non sentirci generati da una stessa terra, beneficiari di una stessa cultura. Martone ci presenta un’Italia povera e nello stesso tempo ricca di energie e di ideali, ci dice di rimanere fedeli, per il nostro futuro, al nostro passato: il Risorgimento. Ascoltando Giuseppe Galasso in un convegno a Torino, abbiamo registrato le seguenti affermazioni “… che al Risorgimento si possono fare molte critiche è cosa semplice e facile, ma non si può disconoscere la fondamentale e decisiva positività che esso ha avuto nella storia millenaria d’Italia. Il Risorgimento non è il punto di partenza della storia nazionale italiana ma il punto di arrivo che ha messo capo a un grande processo storico. Piemontesi, lombardi, veneti, toscani, emiliani, napoletani, siciliani, così come gli altri, rinunciarono alle loro antiche tradizioni di indipendenza regionale nel quadro della civiltà italiana.” Noi aggiungiamo: ”Il Risorgimento è stata una grande rivoluzione umana e civile. Dobbiamo essere fedeli al nostro passato e ai suoi ideali rimanere legati.” Martone ha reso visibile con la sua opera frammenti di storia che sono rimasti per tanto tempo invisibili o diciamo nascosti, senza nulla togliere alla grandezza di chi fece l’Italia unita. Un film da vedere “Noi credevamo” perchè ci invita a riflettere sul nostro recente passato con candore e attenta pensosa leggerezza.
Giacomo Giannone


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