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Noi credevamo

Riviera Mediterranea - Mazara del vallo
Scritto da Mazaracult blogspot   
Giovedì 10 Febbraio 2011 13:52
Abbiamo assistito alla proiezione del film di Mario Martone “Noi credevamo” con interesse e partecipazione sia per l’argomento proposto sia per la bellezza dei paesaggi presentati in ampie suggestive riprese. Arte e talento si intrecciano e si fondono quando un vero regista si appresta a dirigere un kolossal che dura tre ore e mezzo, fatica immane che impegna tutta l’equipe cinematografica reclutata a dare più di quanto fosse nella loro capacità. La lunghezza inusuale del film non stanca lo spettatore, la narrazione ne cattura l’attenzione volta a conoscere e approfondire momenti ed episodi inesplorati del nostro Risorgimento. Epopea storica è stato il Risorgimento, così è stato presentato nei libri di scuola e tale rimane nella nostra fantasia anche perché suffragata da recenti inconfutabili studi di qualificati storici italiani e stranieri. Monti e valli colmi d’oliveti ci descrive il Martone con la sua macchina da presa, il Cilento lussureggiante e i suoi laboriosi contadini massacrati (siamo nel 1828) dalle forze armate borboniche perché ritenuti ribelli e sovversivi. Si distruggono campagne e villaggi con ferocia inaudita. Di fronte a tale violenta repressione tre giovani amici (Domenico, Angelo e Salvatore), di estrazione sociale diversa, giurano di dedicare le loro forze alla causa italiana e si associano alla appena nata Giovane Italia. Mazzini è l’unico personaggio ad apparire in poche sequenze del film, non incontreremo nelle tre ore e mezzo di proiezione né Cavour né Vittorio Emanuele, di Garibaldi sentiremo evocati solo il suo nome e il clamore che provoca fra la gente la sua comparsa nella temeraria avventura, Aspromonte 1862. Il film si divide in quattro episodi: Le scelte - Carcere di Montefusco – Angelo - 1862. Questi sono legati l’uno all’altro in quanto raccontano lo svolgersi dei tragici fatti accaduti nell’arco di tempo che va dal 1828 al 1862, di cui sono protagonisti i tre giovani amici. Il personaggio che maggiormente spicca nella prima parte del film è quello di Cristina Trivulzio Belgioioso, donna eccezionale, intelligente, protesa a contribuire a rendere unita l’Italia. La Belgioioso comprende l’evolversi degli eventi a lei contemporanei. E’ pronta a finanziare in parte i moti mazziniani del 1834 e sarà lei stessa, falliti i vari movimenti rivoluzionari, a indicare nei Savoia l’unica via da intraprendere per raggiungere l’Unità. Bella e fascinosa è l’interpretazione della brava Francesca Inaudi.


Nel film il Risorgimento viene presentato come frutto di un più vasto movimento ideale che viene da lontano (Ludovico Muratori e altri) e che viene alimentato dal Romanticismo. Romantica è la rappresentazione di ambienti involti da sentimentalismo, la dualità miseria - nobiltà, il teatro dell’opera elegante e sfarzoso, il lamento dei poveri costretti a vivere in vecchie e fatiscenti catapecchie. Romantici sono i cospiratori guardati a vista da una ottusa polizia di stato pronta a stroncare qualsiasi azione eversiva. Romantici gli esiliati che credono e covano nel cuore ideali patriottici, romantici i perseguitati italiani e quelli provenienti da zone d’Europa ove maggiormente pesava l’oppressione dell’impero austriaco. Nel secondo episodio viene rappresentato il carcere di Montefusco dove sono rinchiusi tanti patrioti, nobili e popolani che aspirano a fare dell’Italia una nazione nella quale potesse venire realizzato il sogno-bisogno di libertà, uguaglianza e indipendenza. E qui Martone ci sottolinea le lunghe discussioni, spesso inconcludenti, prima di approvare un progetto, una linea politica, precorrendo i vacui dibattiti nel nostro odierno Parlamento. Italia repubblicana o monarchica? Scontri verbali, patteggiamenti e ricatti si intrecciano e si susseguono. Nel terzo incontreremo Felice Orsini, l’attentatore di Napoleone III che metterà in pericolo l’alleanza dei francesi con i Savoia per una eventuale quanto probabile guerra contro l’Austria tanto sapientemente preparata da Cavour, vero regista, spesso occulto, dell’Unità d’Italia. Infine il quarto e ultimo episodio del film: “1862”. La presenza del Generale Garibaldi aleggia sovrana sulla folla dei volontari accorsi per completare il sogno di Roma capitale, e l’eroe dei due monti è ancora una volta pronto a guidare l’estrema sfida a Pio IX, sottovalutando l’opposizione della Francia, nazione protettrice del piccolo stato del Vaticano. Sull’Aspromonte Garibaldi viene ferito e subito trasferito in Sardegna. I garibaldini senza guida vengono dispersi e il Meridione rimane in mano a gruppi di banditi sovvenzionati dai Borboni ancora per molti anni, e sarà una lunga guerra civile che provocherà tante vittime e arretramento sociale. “Noi credevamo” è un film che invita a sperare e a riflettere nell’avvenire di un’Italia migliore. Credevamo di raggiungere uguaglianza e giustizia e libertà per tutti i cittadini. Ciò è avvenuto? Il film non stanca e lo si può rivedere più di una volta perché tratteggia con abilità e poetica leggerezza personaggi, figure, ambienti, momenti tragici della nostra storia con trasporto e passione senza mai esprimere giudizi sugli avvenimenti narrati. Sostiene il Martone di non avere girato il film per la ricorrenza dell’anniversario dell’Unità d’Italia, e gli crediamo come crediamo che “gli uccelli non cantano prima dell’alba” come si sente bisbigliare dalle labbra di un popolano verso la fine dell’opera. Pensiamo però che ci abbia voluto dire: “Smettete di scrivere la storia d’Italia inneggiando alla via del lamento nazionale ove prevale la tendenza alla frammentazione e ai localismi.” In verità è mancato agli italiani sin dal principio un racconto sincero, antiretorico della nascita della nazione e forse per questo paghiamo ancora il debito di non sentirci generati da una stessa terra, beneficiari di una stessa cultura. Martone ci presenta un’Italia povera e nello stesso tempo ricca di energie e di ideali, ci dice di rimanere fedeli, per il nostro futuro, al nostro passato: il Risorgimento. Ascoltando Giuseppe Galasso in un convegno a Torino, abbiamo registrato le seguenti affermazioni “… che al Risorgimento si possono fare molte critiche è cosa semplice e facile, ma non si può disconoscere la fondamentale e decisiva positività che esso ha avuto nella storia millenaria d’Italia. Il Risorgimento non è il punto di partenza della storia nazionale italiana ma il punto di arrivo che ha messo capo a un grande processo storico. Piemontesi, lombardi, veneti, toscani, emiliani, napoletani, siciliani, così come gli altri, rinunciarono alle loro antiche tradizioni di indipendenza regionale nel quadro della civiltà italiana.” Noi aggiungiamo: ”Il Risorgimento è stata una grande rivoluzione umana e civile. Dobbiamo essere fedeli al nostro passato e ai suoi ideali rimanere legati.” Martone ha reso visibile con la sua opera frammenti di storia che sono rimasti per tanto tempo invisibili o diciamo nascosti, senza nulla togliere alla grandezza di chi fece l’Italia unita. Un film da vedere “Noi credevamo” perchè ci invita a riflettere sul nostro recente passato con candore e attenta pensosa leggerezza.
Giacomo Giannone




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