Sono due milioni gli italiani che hanno contratto l'epatite C. I nuovi casi sono circa tremila l'anno e ben diecimila le persone che annualmente muoiono per le conseguenze dell'infezione. Anche se rimane silente per anni il virus, infatti, è la causa principale di mortalita' per cirrosi e carcinoma epatico ed è l'indicazione piu' frequente al trapianto di fegato. Eppure spesso gli italiani conoscono poco questa infezione. Lo dimostra l'indagine "Epatite C percezione e conoscenza", commissionata da Donneinrete Onlus e Women in Hepatology e condotta da Swg e Health Communication, presentata oggi a Roma alla Camera, per il lancio della campagna "Per salvare il fegato non ci vuole fegato. Solo un test". Dai dati emerge che solo un italiano su cinque ha percezione della reale diffusione dell'infezione. Non solo: molti, tra quanti vivono da vicino la malattia, non hanno idea di quale sia stata la fonte del contagio. In assenza di informazioni, poi, si continuano a temere le trasfusioni e i contatti con persone infette. Nonostante cio', l'epatite C non e' considerata fonte di preoccupazione dalla popolazione ed e' surclassata da malattie come la demenza senile e piu' rare come la sclerosi multipla.Per migliorare l'informazione Donne in rete e Women in Hepatology promuoveranno attraverso stampa, portali web, radio e tv la campagna sociale che invita a rivolgersi al medico, alla propria Asl o informarsi su www.donneinrete.net. Per l'occasione e' stato inoltre realizzato, per Donneinrete, un video dell'associazione TooGeniusFreaks (www.toogeniusfreaks.it). Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, che lo scorso maggio ha riconosciuto l’epatite C come un problema sanitario di impatto globale, ogni anno 3-4 milioni di persone contraggono l’infezione nel mondo e in totale sono circa 140 milioni quanti vi convivono: il 2,2% della popolazione globale. In Italia siamo circa al 3%, ma in alcune aree del Sud si arriva anche al 25%. Tornando all'indagine, solo il 20% della popolazione considera l’epatite C abbastanza diffusa. Bassissima è poi la percezione del rischio con la conseguenza che l’infezione non viene avvertita in tutta la sua pericolosità e con la giusta preoccupazione. Inoltre, tre italiani su dieci, colpiti in prima persona o con un familiare affetto dalla malattia, ignorano quale sia stata la fonte di contagio.Nonostante ciò, gli italiani (soprattutto le donne) sono ben consapevoli della necessità di ricevere più informazioni su un tema rispetto al quale si hanno molte notizie non sempre veritiere, e a volte basate su stereotipi. In questo momento storico, inoltre, la salute pubblica e le malattie sembrano non essere una priorità per i nostri connazionali. Soltanto un quinto (in particolare le donne) se ne preoccupa, mentre più forti sono i timori per la crisi economica e la disoccupazione. Tra le malattie più temute, il cancro è in testa a ogni classifica: è in assoluto la patologia che fa più paura, seguita dalla demenza senile, dalla sclerosi multipla e dall’Aids. Mentre l’epatite non viene percepita come pericolosa. Alla campagna d'informazione presentata oggi hanno aderito i parlamentari Fiorenza Bassoli, Laura Bianconi, Franca Biondelli, Rossana Boldi, Gianni Mancuso e Ignazio Marino.


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