Assemblage, Mostra d’arte contemporanea, Libreria Letteraventidue
"Naturalmente, ci saranno sempre coloro che
guarderanno solo alla tecnica e chiederanno 'come?'
mentre altri, di una natura più curiosa, domanderanno 'perché?'.
Personalmente, ho sempre preferito l'ispirazione all'informazione".
Man Ray, esponente del Dadaismo
Il primo assemblage vero e proprio si deve a Jean Dubuffet (erano gli anni cinquanta) ma, molti anni prima, sia Marcel Duchamp (il dadaista che ha inventato, nei primi decenni del Novecento il ready-made) che Pablo Picasso hanno ricreato oggetti rinvenuti dalla realtà quotidiana, modificati e posti in una situazione diversa da quella del proprio utilizzo quotidiano. Il valore aggiunto dell’artista, in questo caso, è l'operazione di scelta e/o d’individuazione casuale, di acquisizione e d’isolamento dell'oggetto; la necessità è quella di conferire dignità agli oggetti comuni. Il ready -made – che si è sempre mosso lungo la sfera della componente ludica ed ironica dell’arte – successivamente, è stato molto usato da Man Ray e Francis Picabia, i quali lo combinavano con l’arte pittorica tradizionale.
Fabio Accardo Palumbo è con-sapevole di tutto ciò: ad attestarlo sono gli studi che ha fatto (maturità d’arte applicata presso l’Istituto d’Arte di Mazara del Vallo e diploma in pittura all’Accademia di Belle Arti di Firenze) ed i suoi esordi pittorici surreali e metafisici e, quindi, onirici e magici, intrisi di atmosfere mediterranee. Il suo viaggio artistico-espressivo prosegue per approdare verso ricerche dada attraverso l’uso di materiali eterogenei (vecchi mobili, bauli, scale, cornici, giocattoli, oppure pezzi di legno, sassi, vecchi tappi, spugne o corde sdrucite restituiti dal mare) assemblati ad elementi naturali (sabbia, argilla) e arricchite dall’uso di tecniche pittoriche. "Io non cerco, trovo" andava ripetendo Picasso quando commentava la sua arte. Il prorompente bisogno creativo portò Picasso, nel tentativo di raggiungere con ogni mezzo e attraverso qualsiasi materiale la resa plastica di ciò che conoscendo aveva "trovato", all’eclettismo. Con l’ "io non cerco, trovo", Picasso intendeva rifiutare qualsiasi ricerca programmata, affidandosi ad un contatto casuale con la realtà che l’esperienza gli offriva ma era consapevole che ciò che gli si presentava era anche un passato culturale non indifferente, che non si è mai lasciato scappare. “Io trovo ciò che cerco” sembra, invece, dire Fabio Accardo Palumbo con le opere esposte presso la Libreria Letteraventidue di Mazara del Vallo.
La Mostra Assemblage, inaugurata il 30 aprile e che rimarrà aperta fino al 30 maggio, comprende una serie di lavori realizzati con materiali di recupero, molto dei quali trovati lungo le sue passeggiate in spiaggia, “frammenti di memoria restituiti dal mare e dal logorio del tempo” messi insieme – assemblati, appunto – dove Fabio, alle tracce lasciate dall’uomo e dal tempo, aggiungerle proprie e quelle del “suo” tempo.
Oggetti che, pur mantenendo i loro “segni significanti”, mutano forma (non a caso, inizialmente, aveva pensato di chiamare la Mostra “metamorfosi”), si arricchiscono di nuovi segni e di gioiosi colori, per diventare “altro”, per diventare ciò che lui cercava e che aveva nella mente. Il poeta messicano Octavio Paz, riassumendo l'essenza dell'attività di Duchamp, ebbe dire: “…tutto quello che fece a partire dal 1913 s’inserisce nel tentativo di sostituire la pittura- pittura con la pittura-idea. Questa negazione della pittura fu l'inizio della sua vera opera. Un'opera senza opere: non ci sono quadri se non il Grande Vetro, i ready-mades, alcuni gesti e un lungo silenzio".
Per Fabio Accardo Palumbo, con i lavori esposti in questa mostra, non c’è il silenzio. C’è, invece, il racconto (anche autobiografico), la fiaba con i suoi personaggi fantastici (allegorici, oserei dire) e, soprattutto, il gioco (a volte simbolico) inteso come funzione ricreativa, educativa e sociale; un gioco affrontato con la maturità e l’esperienza di un adulto e, al contempo, con il trasporto e la curiosità di un bambino.
Giacomo Cuttone





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