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Incontro Inconsueto

Trapani News - AttualitĂ  Trapani
Scritto da Adriano Basile   
Lunedì 09 Maggio 2011 11:19

 Nei giorni scorsi ho fatto uno strano incontro, uno di quegli incontri che non accadono tutti i giorni o, almeno a me. Ho conosciuto un Emiro Arabo e vi vorrei raccontare le mie impressioni...
 Durante un viaggio di lavoro a Ras Al Khaimah l'intera delegazione ha ricevuto l'invito a casa sua dell'emiro locale. Eh si', l'avevamo gia' incontrato durante la presentazione formale del meeting e avevamo visto il suo volto, e quello dei suoi figli, in bella mostra ai lati delle strade locali. Di lui si raccontava come di un uomo illuminato, che faceva il bene del suo popolo.

Ho subito pensato: la solita propaganda! Sicuramente come quella in Egitto e in Libia, forse un po' meno visto che i soldi fan la differenza. Ma pur sempre propaganda e'.

L'ingresso della casa dell'emiro e' un po' kitch, sembra l'hall di un hotel di lusso. Sulla parete sinistra, in alcune vetrinette fucili d'epoca, sembrano quelli dei cowboy dei film. Saranno in bella mostra per "dimostrare" potenza? Al centro della grande sala d'ingresso ci sono divani e poltrone sparse come a creare delle piccole isole separate l'un l'altra. Come se li' si ospitassero piccole riunioni. Sul soffitto c'e' un grezzo dipinto di un fiume contornato da alcune case arabe, il fiume scorre tutt'attorno al soffitto, gira attorno a me che lo guardo dal basso.

Lui ci accoglie con la classica tunica bianca e il copricapo bianco bordato da una corda nera. E' cordiale e inizia subito i convenevoli in un perfetto inglese: "come si chiama?" "da dove viene?" ecc. Per ognuno parole semplici e di cortesia: "Ah l'Italia, sono stato a Venezia, sul lago di Garda... the Italy so beatiful...". Cosi' un po' per tutti: Spagna, Francia,... l'Emiro ha viaggiato tanto, ha studiato negli Stati Uniti, ha solo 50 anni ma ha una barca di soldi. Poi la presenza di un iraniano che lavora negli Stati Uniti lo fa partire per la tangente, sbottonandosi e parlando di politica.

Quel che segue e' una chiacchierata illuminante alle mie orecchie, alcune cose son cose dette a mezza bocca, altre non dette ma intuite da me. Una per tutte: l'Emiro ha paura, ha paura che quel che sta succedendo in Siria possa propagarsi anche qui, qui nei fortunati Emirati Arabi Uniti. "La propaganda ha fatto il suo tempo, han tutti la parabola qui [ed indica i tetti delle case che si vedono attorno al suo palazzo dalla grande vetrata], sanno cosa succede nel mondo...". Parole precise, piu' o meno! Parole che sentite da me, italiano che accusa la mancanza di liberta' di informazione nel proprio paese porta un brivido addosso. Da noi in Italia le parabole sui tetti sono circa 5 milioni, meno del 10% della popolazione, e son li' per il Calcio, il Cinema e i film porno. Quasi nessuno di quelli che han la parabola la usa per vedere la CNN, la BBC, Al Jazeera o qualunque altro canale straniero di informazione. Che opinione si sarebbero fatti gli italiani se avessero visto i TG stranieri sulle accuse a Berlusconi per Ruby? Qui, a sei ore di volo da Roma, parlano tutti l'inglese perfettamente e tra arabo e inglese seguono gran parte delle trasmissioni che viaggiano sull'etere.
E allora le immagini per strada stridono con questa visione, io le ho viste le foto dei figli dell'Emiro ai margini delle strade, anche in cartelloni pubblicitari che suggeriscono di investire nel paese! Somigliano tanto alle foto ed ai ritratti di Saddam che una volta erano sparsi in Iraq. No in realta' no, un arabo previene la mia domanda e mi spiega: "...le foto sulle strade non servono per far propaganda, ma a passare un messaggio..." "anche se uccidete l'Emiro, ci sono i suoi figli che continueranno a regnare...". Ed io li' mi azzittisco!

L'Emiro continua a spiegare le sue posizioni di politica interna ed estera, spiega che e' suo dovere che nel suo stato ci sia la totale occupazione. Dice "...se lavorano han poco tempo per pensare...". Ed aggiunge che i lavori pesanti, quasi nella loro totalita' sono lasciati agli immigrati, quasi tutti indiani. Anzi specifica: "...c'e' un equilibrio tra arabi ed immigrati, questi ultimi sono il 20%, preciso, matematico... ne' di piu' ne' di meno...". Cosi' non si creano malcontenti nella popolazione locale e non si creano sacche troppo grandi di immigrati, che non sono ghettizzati ma anzi inquadrati in sorte di "scacchiere" civiche.

Per quanto riguarda la politica estera rivela di far il tifo per il popolo verde in Iran, spiega che spera in una rivoluzione in Iran e che si aspetta che questa sara' fatta con il sangue, tanto sangue... Spiega la differenza tra Sunniti e Sciiti all'interno della popolazione mussulmana, ma sinceramente non la capisco tanto, capisco invece che l'Emiro (tutti gli Emiri, probabilmente) finanzia molte attivita' imprenditoriali nei paesi arabi. Un modo per avere amicizie fuori dal paese dice, io leggo un modo per non avere invidie e nemici. Ma fa lo stesso, forse.

Poi, un po' per ritornare alla politica interna, forse un po' per vantarsi parla del futuro del suo paese: un futuro che non sara' solo edilizia, nuovi alberghi, resort, e turismo ma anche nuove tecnologie e tanta ricerca. Gli Emirati Arabi Uniti sono alla ricerca di nuove idee da mettere in pratica, loro (gli Emiri) mettono i soldi il resto lo lasciano agli scienziati da tutto il mondo. L'Emiro ha chiaro in mente che il suo petrolio, e quindi la ricchezza del suo paese, possa finire prima o poi e dice di voler puntare sulle nuove tecnologie: solare, veicoli elettrici e materiali bio-compatibili. Un esempio di quanto dico e' rappresentato dall'EPFL di Losanna che ha aperto una sede qui a Ras Al Khaimah. L'EPFL e' una delle piu' importanti universita' in Europa, non e' una universita' storica come potrebbe esserlo Bologna in Italia, e' relativamente giovane ma offre un'ottima qualita' dei suoi corsi di studi (quasi tutti in inglese, nonostante sia nel cantone Svizzero-Francese) e ricerche al top del mondo. Lo sceicco ha scelto quest'universita' per offrire ai giovani di questo paese una cultura d'eccellenza per guardare al futuro, le spese di studio saranno tutte a carico dell'emirato.

Questo e' solo uno stralcio delle tante cose dette durante quel pomeriggio, e tornato a casa ripenso all'Emiro Arabo e lo confronto con l'Emiro-Nano che ci ritroviamo in Italia. Un confronto triste. Entrambi sono monarchi consapevoli di esserlo, ma non sono tanto convinto che il nostro faccia il bene del paese quanto l'Arabo. Parafrasando le parole di un funzionario del Ministero delle Infrastrutture che ho conosciuto nel volo Roma - Dubai, qui in Italia si usa il metodo "Carfagna" per assegnare le poltrone mentre li' si pensa alla meritocrazia. Ha ragione questo compagno di posto che dice: ci sono tre settori in cui la meritocrazia e' obbligatoria: la Sanita', l'Istruzione e la Pubblica Amministrazione. Anche se lui sa bene e lo dice tra i denti che il suo capo al ministero e' una donna di trentasei anni, messa li' grazie al metodo succitato e la minigonna corta. Una cosa molto triste per gli uomini prima che per le donne, infatti la figura dei cog...ni la fanno gli uomini che selezionano le persone col pisello.

So bene che quella che ho conosciuto e' solo una parte della realta' ma mi arrogo lo stesso il diritto di dire al nostro caro Emiro-Nano:
 dovresti imparare tanto dal tuo collega, avete tanti soldi, lui ha paura dei fucili e tu delle statuette in piazza del Duomo. Lui ha gia' capito che la propaganda non serve, tu invece ci sguazzi perche' ti trovi attorno un popolo di teledipendenti che riesci ad abbindolare. Lui dice di volere il bene del suo paese pensare al suo futuro, tu dici altrettanto ma agisci solo per il tuo futuro e dei tuoi figli. Lui ha cinquant'anni e dalle sue parole ogni giorno sembra l'ultimo che stia vivendo e tu hai settantacinque anni, credi di campare ancora tanto?





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