Gli striscioni dell’Associazione Nazionale Alpini di molte delle province italiane portavano scritta, a caratteri cubitali, la frase: “I nostri padri ci hanno resi liberi, a noi rimanere uniti”. Una grande festa di popolo è stata l’adunata degli Alpini a Torino nei giorni appena trascorsi.

Un milione di persone in tre giorni ( 6-7-8 Maggio ), uno sventolare continuo del tricolore, un tripudio di penne nere, un suono esaltante di fanfare e canti di allegria, canti di ricordi, di memoria e di trincea. Una festa che sicuramente rimarrà nel cuore di tutti i partecipanti e dei tanti visitatori coinvolti dal clima cordiale e manifestamente gioioso vissuto con fiera baldanza, con convinzione e comportamento adusato al reciproco rispetto. E non è mancato l’Inno di Mameli per tutte le vie e le piazze di Torino, cantato, gridato da anziani, giovani e bambini in coro. Così una serie nutrita di raduni militari e di Associazioni d’Arma hanno festeggiato e a ancora festeggeranno i 150 anni dell’Unità d’Italia. Prima sono stati i Granatieri di Sardegna a sfilare a Torino, e, dopo gli Alpini, lo saranno l’Aereonautica, i Bersaglieri, la Cavalleria, i Carabinieri e per ultimi i Pompieri che sono i meno militari di tutti, ma che stanno nel cuore di ogni italiano per la mole di lavoro che giornalmente svolgono. Delle celebrazioni per l’Unità d’Italia, la sfilata degli Alpini è stata sicuramente uno dei momenti culmine. Torino, negli anni, ha la capacità di avere una memoria. Ecco allora il successo del raduno, l’84° per la storia. Penne nere di tutte le età e di tutti i posti d’Italia e le tante delegazioni di paesi europei ed extraeuropei ci hanno detto, con inusitata forza, che l’Italia deve restare una e unita. E’ stata una festa di tre giorni e migliaia e migliaia di Alpini, di popolo con le penne nere e il tricolore in mano, con gli scarponi e le camicie a quadretti dei montanari e dei contadini che usano ogni giorno, non sono inventati, sono reali, sono cittadini italiani. Sfilano gli Alpini dietro le fanfare e i bombardini al rullare dei tamburi, dietro ai muli sopravvissuti e alle loro medaglie. E’ festa vera che il cuore scalda e muove sentimenti d’amore e di affetto per la propria patria. Sventolano le bandiere e il vento carezza le barbe dei più vecchi, barbe bianche come la neve dei monti delle Alpi e dell’Appennino. E un anziano muore, aveva 74 anni, era d’Abruzzo la sua terra. E’ crollato sotto il cielo di Torino. “Non stava benissimo”, dice la figlia, “ma non voleva perdere la sfilata, lui l’Alpino l’aveva fatto a Tarvisio.” “La mia consolazione” continua la giovane figlia, “è che se ne è andato contento, facendo quello che desiderava tanto: sfilare con i sui amici Alpini per l’Italia nel giorno del raduno nazionale. “Torino culla del Risorgimento, prima capitale d’Italia, con gli Alpini si è conquistata il ruolo di capitale delle celebrazioni dell’Unità. Torino, complice il clima sereno, è apparsa nel suo splendore anche a chi non c’era, grazie alle riprese televisive. Gli Alpini nella loro rude semplicità ci hanno indicato la via da seguire: “I nostri padri ci hanno resi liberi, a noi rimanere uniti.”, con il tricolore e l’Inno di Mameli, l’Inno nostro nazionale. E anch’io che sono stato carabiniere per sei anni, in codesti tre giorni di festa mi sono sentito Alpino e a loro mi sono unito con immensa felicità e gratitudine, e ho donato ai miei nipotini il cappello degli Alpini con la penna nera e il fiocco tricolore.


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