Sala Ottagonale, via San Giuseppe Mazara del Vallo
dal 28 maggio al 5 giugno
“Amo le immagini il cui significato è sconosciuto
poiché il significato della mente stessa è sconosciuto”.
Renè Magritte

Vincenzo Greco, mazarese di nascita e livornese di adozione, classe 1950, ha sempre affiancato
all’attività professionale di architetto quella di pittore. Ricco risulta essere il suo curriculum critico (fra tutti quelli che si sono interessati al suo lavoro, ricordiamo, Gillo Dorfles) ed espositivo (premi, collettive e personali).
Pittore da sempre, negli anni Ottanta la sua ricerca, dopo aver attraversato il figurativo, anche
nelle sue forme espressioniste, approdava all’astrazione, all’informale e all’arte concettuale per ri-tornare, successivamente, ad un figurativo dove il reale si traduce in evento immaginario. Greco, infatti, re-inventa la realtà, la sua “favola” più intima si arricchisce di profumate atmosfere mediterranee, si fa enigma in uno spazio meta-fisico, sur-reale, diventa poesia. Greco scava nella sua psiche – Charles Baudelaire direbbe che "tutti i veri disegnatori dipingono dall'immagine scritta nel loro cervello e non dalla natura" – e stimola la psiche del fruitore, ne cattura lo sguardo con ironia (ricordiamo “La cravatta gialla”, “Il bandolo della matassa”, “Il lenzuolo di carta”, “Clonazione al museo”), simboli (strappi ricuciti, architetture del passato di dechirichiana memoria, lune sospese ad un filo) e con il colore forte, solare, intenso ma, anche, con la materia, anzi, con i materiali (gesso, cemento, stracci, stoppa, sabbia…).
Nelle sue opere, lo spazio compositivo risulta essere costruito e razionale (il pittore si fa architetto e viceversa); la pittura tende ad andare oltre i propri confini, conquista la cornice, tende a raggiungere lo spazio esterno al quadro (“Oltre la cornice”).nascono dal quotidiano; è una pittura fuori da ogni tempo e, insieme, del nostro tempo.
La mostra di Mazara del Vallo raccoglie una corposa produzione relativa all’ultimo decennio e
vuole essere un omaggio alla città natia.
Giacomo Cuttone



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