Giacomo Giannone, “Inseguendo le parole”, poesie,
Edizioni "Il Grappolo"
Edizioni "Il Grappolo"
“Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga
fertile in avventure e in esperienze”.
Costantino Kavafis, “Itaca”
Quello che ci offre Giacomo Giannone, con la sua nuova silloge poetica, è un lungo viaggio doloroso e sofferto sui grandi temi che attanagliano la società contemporanea ma, anche, gioioso, felice, fatto di ricordi, di memoria e di speranza. Il viaggio, “inseguendo le parole”, inizia con una serie di poesie “civili” – il poeta mazarese Rolando Certa le chiamerebbe del “neo-impegno” umanistico e plurale, volto allo sviluppo della democrazia nella libertà – : i campi di sterminio e i ghetti, la strage di Beslan, l’immigrazione e lo sfruttamento del lavoro e del corpo, la “rivoluzione tradita” che soffoca “le bandiere rosse della libertà”, la droga, la violenza sui bambini, le condizioni di vita degli sm emorati di Villa Turro. Giannone, pro-segue, con alcuni testi “melanconici” e/o della “lamentazione” – che sembrano ri-farsi alla poetica della cosiddetta “sicilitudine”(termine coniato dal poeta palermitano Crescenzio Cane) giocata, però, esclusivamente sul vittimismo della tipicità del siciliano –, per farsi intima, di un intimismo lirico-soggettivo, a volte privata, ricca di atmosfere, di luci e profumi, sogno, eros. In questo lungo viaggio non potevano mancare i riferimenti alle proprie origini, alla propria terra natia, alla “dimensione insulare”, soprattutto per chi, come Giacomo, ha scelto di vivere questa parentesi della sua vita vicino ai propri affetti familiari, lontano dalla sua Isola ma, in realtà, mai completamente abbandonata (la Palermo della Zisa, la Mazara con il suo Satiro, la campagna marsalese); qui i versi , a me pare, possono ri-entrare nella categoria creativa dell’ “isolitudine” (Lucio Zinna) – cioè che fa dell’Isola apertura e mondo –, si fanno solari, quasi barocchi, le immagini evocate hanno contorni netti, forti chiaroscuri. Non vi è sperimentazione nei suoi versi, il linguaggio s-corre, a volte lento, altre volte in maniera vorticosa come un fiume che attraversa le montagne e , poi, le colline, per farsi accogliere, finalmente, dal grande mare che è la vita. Questo viaggio si conclude (si conclude?) ri-cominciando un per-corso senza fine, con tutte le parole.
Giacomo Cuttone


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