Il tempo è stato, da sempre, oggetto di infinite interpretazioni individuali in ogni campo e, quindi, anche in quello artistico. Il tempo, per l’artista, ha una sua indeterminatezza e viene sempre colto in chiave soggettiva, cioè viene mostrato, nel suo fluire, come “vissuto” psicologico dei propri personaggi, come sequenza non cronologica, come domanda a cui dare un significato.
Ad interpretare il tempo non si è sottratta nemmeno l’artista, siciliana di Basilea, Carla Horat Albiero. Dai segni del tempo (le incisioni degli anni ottanta aventi , generalmente, come unico soggetto gli alberi spogli), al tempo della “macchia”, per giungere alle pagine senza tempo (installazioni-sculture aventi come soggetto unico il libro, le sue pagine bianche o popolate di segni); questo, in sintesi, il suo percorso creativo.
I segni del tempo
Gli alberi di Carla Horat sono spogli e fragili e, al con-tempo, capaci di sopportare le intemperie dei secoli; i segni incisi di-segnano scheletri ramificati che si stagliano alti in un mare di bianco. Il suo percorso artistico attinge alle tecniche più diverse della calcografia, attraverso l’uso di materiali tradizionali (ritenuti, ormai, dannosi all’uomo e all’ambiente) per giungere, più recentemente – grazie a un lavoro di collaborazione con l’artista marsalese Francesca Genna –, all’impiego di nuovi materiali e metodi per l’incisione e la stampa d’arte detti comunemente non-toxic.
I paesaggi della Horat si collocano ai limiti della ricerca astratto-informale; l’artista esplora liberamente la materia con padronanza del colore che viene steso a pennellate larghe, valorizzando la macchia. Le sue superfici (quelle di grandi dimensioni) sono opere dipinte con la luce interiore e ricordano certe atmosfere della pittura di Afro Basaldella; nel piccolo formato, invece, alcune ci fanno pensare gli appunti acquerellati del Viaggio in Tunisia di Klee, altre gli intrecci di colore di Dorazio.
Le installazioni-sculture presentano pagine spiegazzate, appallottolate, abitate a volte da segni-scrittura, a volte solamente dalla luce, oppure sono semplicemente volumi ordinati in piccole teche. Nei libri della Horat non ci sono cancellature come in quelli di Isgrò, sono pagine bianche senza tempo che resistono al ritmo del vento.
Giacomo Cuttone





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