A Palermo, all’angolo dell’ombroso viale che da corso Calatafimi conduce al convento dei Cappuccini, sorge l’Orfanotrofio dei Servi dei poveri, il nostro “Boccone del Povero”; dico nostro perché tanti di noi hanno sostenuto, fin dal lontano passato come nel presente, la meritevole iniziativa di padre Giacomo Cusmano e perché dalla nostra terra partì la meravigliosa benefica opera di carità che si estese, come una vasta ragnatela, in tante parti del mondo: Messico, Zaire, Katanga, Camerun, Brasile, Paranà, India, Filippine etc., per portare conforto, sollievo e concreta assistenza a chi soffre di miseria ed estrema povertà. Naturalmente si propagò anche in tante città d’Italia, come da noi a Mazara. Il suo fondatore fu padre Giacomo Cusmano, nato a Palermo il 15 Marzo 1834 ed ivi deceduto il 14 Marzo 1888.
E’ stato bello quanto gratificante ed emozionante vedere posata una sua statua su un piedistallo di pietra all’angolo destro, di chi guarda la facciata della chiesa della Madonna del Paradiso. Delicato pensiero di devozione e riconoscenza al beato padre Giacomo da parte dei cittadini mazaresi. Molti bambini sono stati accolti, nutriti e istruiti nell’annesso Collegio della chiesa della Madonna del Paradiso, gestito da prestigiosi sacerdoti formati nel convitto di Palermo. E’ doveroso ricordare in codesta occasione, anche se per sommi capi, la vita di Giacomo Cusmano, vita di stenti e di sacrifici, da lui voluta per libera scelta e per vocazione. Quarto figlio di una famiglia di benestanti, si laurea in Medicina l’11 giugno del 1855, a ventun’anni, anche se contemporaneamente fu impegnato nella direzione della famiglia per curarne gli interessi in seguito alla morte prematura del padre. Già in quegli anni il buon Giacomo sente sorgere nel suo intimo l’inclinazione a fare qualcosa per i poveri della sua Palermo. Allora, anni 1860 e successivi, Palermo e la Sicilia tutta versavano in una condizione di penosa povertà, falcidiati spesso dal colera che si presentava inesorabile a stendere la sua nera ombra di morte, specie su coloro che più soffrivano la fame. “Benestante, sacrifica le proprie ricchezze per prodigarle ai poveri; medico valente e stimato, abbandona la lucrosa professione e le sicure promesse d’un luminoso avvenire, per farsi umile fra gli umili: infermiere, servo, postulante, non per sé, ma per i poveri di Cristo.” scrive Alessio Di Giovanni nella prefazione al libro di padre Francesco Capillo: Il Servo dei poveri. - PA 1938.
Padre Giacomo era nato umile per sentirsi fratello dei poveri, uguale ai più miseri, umile per trascurare se stesso per gli altri, umile per essere sostegno ai deboli, per dare conforto ai sofferenti. Il 22 Dicembre del 1860 viene ordinato sacerdote per dedicarsi interamente alla sua impegnativa opera: fondare una casa ove accogliere, nutrire e curare i poveri. Nacque, infine, il 12 Maggio 1867 il “Boccone del povero”, dopo tanti sacrifici e stenti combattuti contro chi lo ostacolava e contro le Singolare quanto appropriato il nome “Boccone del povero”. Padre Giacomo Cusmano chiede non denaro per i poveri, ma il dono di un “boccone” in natura, pane, pasta o altro per distribuirlo a chi ne avesse bisogno. Un boccone per soccorrere chi moriva di fame. Mai risparmiò le sue forze il beato Giacomo che andava a bussare alle porte di chi stava bene, con umiltà, per chiedere qualcosa, carità per i suoi poveri. E non rimase in città sconosciuto il suo volto, ignorata la sua opera benefattrice. Molti lo seguirono e ancora oggi lo seguono nel mondo, credenti e non, presi dalla sua bontà, vinti dalla sua dedizione ad aiutare i deboli, i diseredati che vivono ai margini della società che spesso infastidita li respinge.
Mazara, riconoscente, ricorda padre Giacomo Cusmano con stima, con affetto, con devozione. Il 4 Luglio 2011 ha voluto, erigendo una statua in suo onore, dirgli grazie, ti siamo riconoscenti, il tuo Istituto è stato ed è ancora punto di riferimento, di accoglienza e di conforto morale e materiale per chi soffre, ciò dà dignità, onore e prestigio alla nostra città. Il 30 Ottobre 1983 in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II dichiarò beato il sacerdote Giacomo Cusmano pronunciando nel discorso di beatificazione le seguenti parole: “Questo magnifico Servo dei Poveri che per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione a causa di ricorrenti carestie ed epidemie, ma anche di una sperequazione sociale, scelse la via della carità: amore di Dio che si traduce nell’amore affettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico.”

E’ stato bello quanto gratificante ed emozionante vedere posata una sua statua su un piedistallo di pietra all’angolo destro, di chi guarda la facciata della chiesa della Madonna del Paradiso. Delicato pensiero di devozione e riconoscenza al beato padre Giacomo da parte dei cittadini mazaresi. Molti bambini sono stati accolti, nutriti e istruiti nell’annesso Collegio della chiesa della Madonna del Paradiso, gestito da prestigiosi sacerdoti formati nel convitto di Palermo. E’ doveroso ricordare in codesta occasione, anche se per sommi capi, la vita di Giacomo Cusmano, vita di stenti e di sacrifici, da lui voluta per libera scelta e per vocazione. Quarto figlio di una famiglia di benestanti, si laurea in Medicina l’11 giugno del 1855, a ventun’anni, anche se contemporaneamente fu impegnato nella direzione della famiglia per curarne gli interessi in seguito alla morte prematura del padre. Già in quegli anni il buon Giacomo sente sorgere nel suo intimo l’inclinazione a fare qualcosa per i poveri della sua Palermo. Allora, anni 1860 e successivi, Palermo e la Sicilia tutta versavano in una condizione di penosa povertà, falcidiati spesso dal colera che si presentava inesorabile a stendere la sua nera ombra di morte, specie su coloro che più soffrivano la fame. “Benestante, sacrifica le proprie ricchezze per prodigarle ai poveri; medico valente e stimato, abbandona la lucrosa professione e le sicure promesse d’un luminoso avvenire, per farsi umile fra gli umili: infermiere, servo, postulante, non per sé, ma per i poveri di Cristo.” scrive Alessio Di Giovanni nella prefazione al libro di padre Francesco Capillo: Il Servo dei poveri. - PA 1938.
Padre Giacomo era nato umile per sentirsi fratello dei poveri, uguale ai più miseri, umile per trascurare se stesso per gli altri, umile per essere sostegno ai deboli, per dare conforto ai sofferenti. Il 22 Dicembre del 1860 viene ordinato sacerdote per dedicarsi interamente alla sua impegnativa opera: fondare una casa ove accogliere, nutrire e curare i poveri. Nacque, infine, il 12 Maggio 1867 il “Boccone del povero”, dopo tanti sacrifici e stenti combattuti contro chi lo ostacolava e contro le Singolare quanto appropriato il nome “Boccone del povero”. Padre Giacomo Cusmano chiede non denaro per i poveri, ma il dono di un “boccone” in natura, pane, pasta o altro per distribuirlo a chi ne avesse bisogno. Un boccone per soccorrere chi moriva di fame. Mai risparmiò le sue forze il beato Giacomo che andava a bussare alle porte di chi stava bene, con umiltà, per chiedere qualcosa, carità per i suoi poveri. E non rimase in città sconosciuto il suo volto, ignorata la sua opera benefattrice. Molti lo seguirono e ancora oggi lo seguono nel mondo, credenti e non, presi dalla sua bontà, vinti dalla sua dedizione ad aiutare i deboli, i diseredati che vivono ai margini della società che spesso infastidita li respinge.
Mazara, riconoscente, ricorda padre Giacomo Cusmano con stima, con affetto, con devozione. Il 4 Luglio 2011 ha voluto, erigendo una statua in suo onore, dirgli grazie, ti siamo riconoscenti, il tuo Istituto è stato ed è ancora punto di riferimento, di accoglienza e di conforto morale e materiale per chi soffre, ciò dà dignità, onore e prestigio alla nostra città. Il 30 Ottobre 1983 in piazza San Pietro, Giovanni Paolo II dichiarò beato il sacerdote Giacomo Cusmano pronunciando nel discorso di beatificazione le seguenti parole: “Questo magnifico Servo dei Poveri che per sanare le piaghe della povertà e della miseria che affliggevano tanta parte della popolazione a causa di ricorrenti carestie ed epidemie, ma anche di una sperequazione sociale, scelse la via della carità: amore di Dio che si traduce nell’amore affettivo verso i fratelli e nel dono di sé ai più bisognosi e sofferenti in un servizio spinto sino al sacrificio eroico.”
Giacomo Giannone


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