S-Memorie
Torrazza, “cronaca di una morte annunciata”
"Il giorno che l'avrebbero ammazzato, Santiago Nasar..."
Inizio del romanzo Cronaca di una morte annunciata
di Gabriel García Márquez
Pian piano s’incomincia a scoprire Torrazza e, passando gli anni si popola sempre più. Sul finire degli anni Settanta un cartellone pubblicitario sulla via Ruggero Settimo a Palermo pubblicizzava una mega-struttura turistica denominata “Torrazza Village” e in qualche sezione di Partito, a Petrosino, veniva esposta la foto incorniciata del progetto. Tutti gli Organi competenti (compreso il Comune di Marsala) avevano espresso il proprio parere favorevole, l’imprenditore inizia i lavori (ancora oggi è possibile notare la presenza, sulla spiaggia, di qualche pilastro qua e là) ma, nel 1981, Petrosino diventa Comune autonomo, il costruttore cerca in tutti i modi di ottenere le nuove autorizzazioni necessarie per continuare i lavori; iniziano le proteste, le assemblee, le petizioni, i neo-amministratori non se la sentono di mettersi contro un’intera comunità: il progetto viene fermato. Inizia così il degrado più completo ad opera d’”ignoti” di Torrazza: la “trazzera” viene chiusa, tutta l’area “margi” diventa una discarica a cielo aperto, “nasce” un parcheggio abusivo… Per sensibilizzare le amministrazioni a porre rimedio al degrado imperante , la Pro-Loco, in quegli anni, organizza feste sotto le stelle, falò, estemporanee di pittura: i pilastri diventano murales, pagine di versi poetici, tronchi di palme… A tutto questo si risponde con la creazione di un porticciolo abusivo, sempre ad opera d’”ignoti” (da quando esiste, parte della spiaggia rimane ricoperta di alghe), con una pulizia stagionale del tutto “naïf“ (attraverso l’uso di mezzi non idonei che, con gli anni, hanno completamente eliminato la presenza delle dune), con l’abbandono di tutta l’area senza che nessuna amministrazione, negli anni, abbia mai speso una lira, prima, e un euro, adesso, per bonificarla, per creare un sistema di viabilità idoneo alla zona e le necessarie infrastrutture. Oggi la spiaggia è diventata una zona umida protetta di rilevanza internazionale, ai sensi della “Convenzione Ramsar”, compresa nella Rete Natura 2000 per la conservazione degli habitat. Adesso, però, sull’intera aerea incombe, di nuovo, il pericolo della cementificazione: un lotto di circa 18 ettari (comprendente gran parte della spiaggia e della carreggiata) è stato acquistato dalla Società “Roof Garden”, che ha presentato un progetto per la realizzazione di un grande complesso balneare, collocando oltre 250 ombrelloni sulla spiaggia. Nonostante i vincoli ambientali, gli enti preposti, a quanto pare, hanno dato parere positivo. I rischi sono sempre gli stessi, quelli legati alla sottrazione alla fruibilità della spiaggia e del mare da parte dei cittadini e alla distruzione totale della zona protetta.


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