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Tre scritture marsalesi in "Collera"

Riviera Mediterranea - Mazara del vallo
Scritto da Mazaracult blogspot   
Sabato 29 Ottobre 2011 18:19
Sono maschere d’oblio / la vergogna sugli scalini / Chiesa devota la domenica / [...] / li spinge e dipinge / il vento che tace /un tempo di assassini / semplice non sfinge / li finge / i farisei.” (da: Farisei – testo di Fabio D’Anna).


[...] Un noto quotidiano inglese ha scritto che l’Italia è un paese senza vergogna. [...] Non è questo il problema. Anzi, il problema non è neanche il “nostro” Presidente del Consiglio. Il problema vero, e di difficile spiegazione, siamo noi. È questo sangue guasto che ci scorre nelle vene [...] questa riluttanza ad assumerci la responsabilità di individui pensanti e a preferire, al contrario, l’irresponsabilità del gregge” (da: Pecore senza pascolo – testo di Massimo Pastore).
correva l’ano... frattaglia d’Italia / e di scippo il cippo s’incista [...] è il kit del premier stoccafisso / è lui la voce trash di calimero / sempre più nero e sporco [...] improvviso un ictus di pensiero / potrebbe farlo morire, pregate / devastante per la nazione lo choc / Ratzingher con Bagnasco loschi / e bruschi con Brusca sono in rotta / non sono bene accetti al Signore” (da: Frattaglia d’Italia – testo di Antonino Contiliano).

I tre frammenti sopra riportati fanno parte dei testi dei poeti marsalesi Antonino Contiliano, Fabio D’Anna e Mario Pastore che, insieme a tanti altri intellettuali “incolleriti” italiani, sono stati raccolti nell’antologia poetica
Giusta Collera” dal poeta e critico Gianmario Lucini, e pubblicata per i tipi CFR (Sondrio 2011). L’antologia “Giusta Collera” porta come sottotitolo, e non senza essenziale pregnanza, l’aggiunta di “ Scritti e immagini per un impegno civile”. I testi artistici, che qualificano la nuova opera di Lucini, infatti, a testimonianza che non solo la “parola” può gridare il “disgusto” etico-politico della COLLERA, raccoglie anche pregevoli lavori fotografici e pittorici. Gianmario Lucini è già noto alla Cittadinanza lilibetana per aver presentato al “Carmine” di Marsala (Gennaio 2011), con la partecipazione di Rita Borsellino, l’ antologia poetica “L’impoetico mafioso” (qui però era antologizzato, quale marsalese, solo A. Contiliano). I testi poetici di A. Contiliano, ricordiamo che, nel 2010/2011, sono editi anche a cura del periodico romano FERMENTI n. 237, nell’antologia poetica romana “Il diavolo a Molla”, in quella romano-tiberina “L’isola dei poeti”e nell’antologia poetica milanese “Frammenti ossei”. Inoltre, la rivista palermitana “Arenaria”/2010 (“Collana di ragguagli di letteratura moderna e contemporanea”, n. 5), diretta dal poeta e critico letterario Lucio Zinna, ha pubblicato un ampio e approfondito saggio – “La parola plurale / Ero(s)diade di Antonino Contiliano” – di Marta Barbaro sulla poetica e sulla poesia dell’autore marsalese. Il lungo saggio della Barbaro, fa riferimento alle ricerche teoriche di Contiliano e alle sue sperimentazioni di poesia collettiva. Il periodico romano FERMENTI (n. 237) riporta un resoconto sull’ultimo di questi lavori. Il suo titolo: “Noi Rebeldìa 2010 e il taglio di WE ARE WINNING WIN”. In questa nuova iniziativa antologica “Giusta Collera”, Lucini, poeta e curatore dell’opera, tiene a precisare che tutti gli autori inclusi sono stati chiamati a far gruppo e IMPEGNO attorno al tema della “collera”, piuttosto che della diffusa e svalutata “indignazione”; ormai, si potrebbe dire senza tanti equivoci, che l’indignazione è diventato il vero marketing massmediatico e uno sport nazionale senza prezzo. Nell’introduzione al volume, Lucini, infatti, scrive: “Perché “collera” e non indignazione? [...] Forse perché il termine “indignazione” è ormai diventato una moda. Indignum, qualcosa che non è degno. Indignarsi significa interrompere la considerazione di qualcosa perché non degna di attenzione. É una parola fiacca, senza nerbo. “Collera” è più forte: significa la prefigurazione di un’azione contro qualcuno. La collera non è solo un sentimento, ma anche un atteggiamento. Ha a che fare col corpo, con la bile, con tutto l’essere. La collera di Dio, nella Bibbia, non è semplicemente l’ira compulsiva, irrazionale, ma l’ira scelta con determinazione, dal cuore, dalla pancia, dalla testa, uniti in una sola volontà. [...] La collera è dunque un sentimento profondo, che nasce dal disgusto indotto da una particolare situazione, che monta adagio nel tempo, si radica, cerca un costrutto argomentativo, logico e non soltanto espressivo. [...] Ci avete umiliato e offeso, avete fatto cantare le vostre sirene che hanno addormentato le coscienze e noi vi abbiamo sottovalutati, ma non accadrà più: questo il senso della collera, che è voglia di cambiamento, di farla finita con tutte le storture che un bigotto senso di civilismo ci ha fatto trangugiare per decenni senza che noi trovassimo la forza di reagire e ribellarci”. Più avanti Lucini afferma che “questa antologia vuole contribuire al risveglio delle coscienze, degli artisti degli intellettuali in primis, ma anche in senso più lato, per l’utilità di chi la voglia sfogliare. La raccomandiamo agli insegnanti, perché finalmente si sfati un mito che “la politica non deve entrare nelle scuole”, un mito sciagurato che ha contribuito all’involuzione delle coscienze, all’inconscia (o conscia) convinzione, di natura quasi mafiosa, che la politica “è cosa d’altri” [...]. Perché, allora, non pensare di “portare” l’Antologia nelle principali scuole ed istituti della provincia trapanese? E perché, intanto, Alunni, Docenti e Dirigenti, aperti al dialogo e alla formazione civile e politica democratica delle nuove generazioni e del tessuto socio-culturale del territorio, a partire dagli Istituti Superiori di Marsala, Mazara, Castelvetrano e Trapani, non pensano ad invitare editori e autori per un incontro? Il ruolo e la funzione della poesia civile, che di solito non ha ampi margini di attenzione nella formazione scolastica, non possono rimanere all’ombra dei cipressi cimiteriali. Del resto la cultura poetica della letteratura italiana non manca di nomi illustri! Allora, forse, sarebbe il caso di capire, rispetto al passato, come oggi si muovono i testi degli autori contemporanei. I poeti non sono certo l’esercito della salvezza, ma sicuramente possono essere un invito e una resistenza della vita del sogno che non vuole perdere il contatto con il quotidiano e la storia. La vista dei giovani sul futuro, comunque sempre promessa di rigenerazione, non può privarsi di questa finestra aperta sulla “eteroutopia”!

Giacomo Cuttone





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