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In Sicilia i carburanti più cari d'Italia e la tegola delle trivellazioni

Trapani News - Cronaca Trapani
Scritto da Marsala.it   
Mercoledì 04 Gennaio 2012 20:44

 In dieci regioni italiane sono state ritoccate al rialzo le accise sui carburanti. Dal  Lazio alla Toscana, dal Piemonte all’Umbria, ecc. Per fortuna la Sicilia non è stata interessata da questo aumento dei prezzi.

Purtroppo la bella notizia finisce qua, perché, nonostante il mancato aumento in Sicilia si trova il carburante più caro d’Italia. Dalle associazioni dei consumatori arriva un’accusa ben precisa nei confronti delle compagnie petrolifere, colpevoli di fare cartello tra di loro. Gli stessi gestori dei rifornimenti si sentono vittima di questi aumenti forsennati e chiedono da tempo una spiegazione, che di sicuro non può ricadere nel  costo elevato dei trasporti sull'isola, o come alcuni petrolieri sostengono, dovuti alla situazione politica in Libia, in Nigeria e nel Golfo Persico.

Non si puo’ spiegare solo con queste motivazioni il record segnato in tutte le stazioni di servizio siciliane, dove la benzina verde arriva a costare 1,729 euro al litro, con punte fino a 1,79 e il diesel 1,710, contro una media italiana per la verde di 1,684 e per il diesel di 1,699 euro al litro. Il confronto con i listini medi italiani che potete vedere nella scheda (qui sotto) è chiaro. Evidentemente ci sono altre motivazioni che il Governo Lombardo dovrebbe attenzionare. Se i trasporti incidono sul costo finale non si spiega come in Lombardia, Veneto o Piemonte che sono tra le Regioni più lontane il prezzo sia inferiore anche di 5 centesimi al litro rispetto alla Sicilia. Il caro carburanti in Sicilia rischia di diventare salato però anche per chi non ha la macchina e avrà un impatto pesante sul commercio in genere e in particolare a tavola.

Con i costi dei carburanti alti, l' effetto indiretto più evidente è un aumento dei prezzi di frutta e verdura, dei prodotti alimentari in genere, e delle bevande in vendita nei supermercati. In una Regione che già soffre di suo, questi ulteriori balzelli risulteranno ancora più drammatici per le tasche dei siciliani.
I prezzi alla pompa dunque aumentano inesorabilmente, con i prossimi aumenti già previsti si supererà a breve la soglia di 1.80 euro al litro, ma c’è un piccolo particolare che sembra sfuggire al Governo Lombardo come al Governo Monti: il 40% del greggio italiano viene raffinato negli stabilimenti petrolchimici di Milazzo, Augusta, Priolo e Gela.

Fino a prova contraria queste città si trovano in Sicilia e da anni sacrificano il loro territorio, mettendo a repentaglio l’ambiente e di conseguenza la salute dei propri abitanti – malattie polmonari, deformazioni fisiche e diverse forme tumorali causate dalla presenza delle raffinerie, hanno portato negli anni a un vero e proprio esodo da quelle cittadine – insomma, solo  oneri e nessun vantaggio dalla lavorazione di gran parte del carburante italiano. La grande speculazione messa in atto dai petrolieri non è stata affrontata adeguatamente e in Sicilia le multinazionali presenti sul mercato con i marchi Tamoil, Esso, Erg, Shell, Q8, Eni, ecc., hanno fagocitato le piccole imprese, quelle “no logo”,  in genere con un prezzo sensibilmente più basso.

Il numero sempre crescente di distributori ha invaso così le città siciliane, e questo ha portato ad un aumento dei costi e la diminuzione degli introiti dei singoli punti vendita, contribuendo alla crescita dei prezzi. Una regolamentazione equilibrata della rete distributiva e regole chiare da parte della Regione – attualmente impegnata solo sulla possibilità di trattenere le accise nelle sue casse – e del Governo, potrebbe migliorare la difficile situazione dei consumatori siciliani.

Sembra una beffa, ma non lo è, oltre al caro carburanti e al problema delle raffinerie, sulla Sicilia incombe la tegola di nuove trivellazioni per la ricerca "dell'oro nero". Il Governo Berlusconi aveva già concesso sei permessi, altre richieste sono pendenti e vorrebbero poter continuare ad esplorare l’arcipelago delle Egadi. Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha già dato alla compagnia San Leon Energy le autorizzazioni per un totale di 1.820 chilometri quadrati: tra Favignana e Marsala, alle spalle delle Egadi ed a 20 chilometri della costa tra Sciacca e Selinunte. La compagnia australiana Audax è interessata ai fondali di Pantelleria ed ha già ceduto il 10 per cento dei diritti di estrazione ad un’altra compagnia, Bombora Energy Pty Lmt. Il compito di risollevare gli interessi estrattivi dei petrolieri partirebbe dalle isole Egadi, che potrebbero fornire 150.000 barili di petrolio al giorno. Da area marina protetta fra le più importanti del mediterraneo l'arcipelago potrebbe diventare il più grande bacino petrolifero europeo...

Carlo Rallo

 

 

 





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