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In ospedale dieta trascurata, "malnutrito" un paziente su due

Riviera Mediterranea - Mazara del vallo
Scritto da Mazaracult blogspot   
Martedì 10 Gennaio 2012 14:22
Negli ospedali italiani l'attenzione alla dieta dei pazienti è ancora scarsa. E così la metà dei ricoverati rischia la malnutrizione, soprattutto quelli più fragili e anziani. Nel nostro Paese, infatti, appena il 10% delle strutture ospedaliere, concentrate in particolare al Nord, può contare su un servizio di nutrizione clinica. E mentre nei casi di eccellenza i malati possono usufruire di diete personalizzate, per la maggioranza dei ricoverati le pietanze sono più standardizzate e non sempre servite con le dovute accortezze. Con il risultato che i cibi vengono 'bocciati' in un caso su tre, secondo uno studio dell'Osservatorio nazionale sulla salute nelle Regioni. Altri dati indicano, inoltre, che il 40% dei pasti finisce nel cestino perché poco gustosi, freddi o portati in orari inadeguati. Nel 2010 la Conferenza Stato-Regioni ha approvato le linee di indirizzo nazionale per la ristorazione ospedaliera e assistenziale, messe a punto dal ministero della Salute, con l'obiettivo di migliorare la gestione la prevenzione e la cura della malnutrizione e per migliorare il rapporto con il cibo dei pazienti ricoverati. Ma ancora i passi avanti, complice anche la crisi economica, sono lenti."Bisognerebbe migliorare, nel nostro Paese, la cultura dell'alimentazione in ospedali, se ne ricaverebbero vantaggi per la salute dei pazienti e per le casse dello Stato, perché in molti casi una dieta adeguata può ridurre le giornate e i costi di ricovero", spiega all'Adnkronos Salute Riccardo Caccialanza, responsabile del servizio di dietetica dell'ospedale San Matteo di Pavia e segretario nazionale della Società italiana di nutrizione artificiale e metabolismo (Sinpe), autore di uno studio che ha valutato oltre 1.200 pazienti dall'ingresso in ospedale alle dimissioni, confermando i dati di letteratura: dal 30 al 50% dei pazienti ricoverati ha già, all'accettazione, un rischio di malnutrizione. Un problema legato "sicuramente alle patologie- aggiunge l'esperto - ma anche alla scarsa attenzione all'alimentazione nell'assistenza territoriale e a casa. I pazienti anziani, che vivono con la pensione minima, fanno fatica ad alimentarsi bene". Arrivati in ospedale, però, le strutture "difficilmente sono attrezzate per affrontare la malnutrizione. Al San Matteo di Pavia, per esempio, da anni si sta investendo per strutturare la meglio questo servizio e seguire, anche dopo le dimissioni, i pazienti che hanno problemi maggiori. Ma possiamo anche personalizzare la dieta di ciascun paziente che, su indicazione del medico, può essere visitato da un dietista che, ad esempio, può capire perché un alimento non viene gradito da un degente", aggiunge Caccilanza. La nutrizione "è ancora troppo spesso vista come qualcosa di accessorio, in molte situazioni. E questo crea problemi perché, in caso di malnutrizione, quando non si interviene si rischia anche di aumentare la mortalità". Il 'supporto nutrizionale' , precisa l'esperto, "non significa solo trattare il paziente sottopeso, ma anche personalizzare la dieta durante l'ospedalizzazione per tutti i degenti". Difficile però farlo con le strutture oggi a disposizione. Alcuni dati possono chiarire il quadro: i dializzati, al 2004 in Italia, erano 750 per milione di abitanti e ci sono più di 900 strutture di dialisi. Mentre ci sono poco più di 50 servizi di nutrizione clinica destinati ai 600 pazienti per milione di abitanti in nutrizione domiciliare, (destinata ai malati che non possono nutrirsi da soli). "Il confronto la dice lunga", fa notare l'esperto. Oggi "si continua a considerare la nutrizione come strumento per perdere peso, mentre si tratta di una branca della medicina che offre enormi vantaggi. E quindi c'è una necessità di risorse che, una volta investite, aiuterebbero ad evitare molti sprechi", conclude Caccialanza.




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