Marsala si appresta a festeggiare la sua ‘patrona’ con un fitto calendario fatto di novene, rosari, messe , processione e giochi pirotecnici. Ovviamente tutto questo sembra deporre a favore di un innato senso religioso dei miei concittadini, peraltro sempre assenti nelle manifestazioni di un certo livello spirituale, come le celebrazioni ecumeniche che da qualche anno si organizzano: a questo scopo il 20 di questo mese ci ritroveremo in chiesa madre alle ore 18.
Ma stamattina mi chiedo: che senso ha avere un santo patrono, o una santa patrona per la nostra città?
Chi ha il potere di distribuire competenze geografiche ai vari santi e alle varie ‘madonne’?
Veramente crediamo di disporre di un qualche aiuto aggiuntivo nelle nostre vicende quotidiane?
Se così fosse, dovremmo subito cambiare i nostri santi protettori, che ben poco ci avrebbero aiutato finora.
Basta guardare le statistiche per accorgerci di essere collocati fra le ultime città in tema di vivibilità, di sicurezza e di felicità. Non stupitevi se parlo di felicità, perché questo mi sembra lo scopo quotidiano del nostro vivere, essere felici e rendere felici gli altri. A Marsala siamo felici?
La delinquenza dilaga, la disoccupazione è una macchia d’olio ogni giorno più vasta, la nostra classe politica è dedita al mantenimento del proprio potere, il nostro ambiente viene continuamente depredato dalla inciviltà di quanti ignorano le più elementari norme di convivenza civile.
Ci servono questi santi protettori? O ci servirebbe un salutare ritorno a riconsiderare e ricercare valori che ci consentano di risalire la triste graduatoria della nostra situazione?
E come cristiani dovremmo trovare questi valori nella pratica di un cristianesimo genuino, fatto di ritorno alle origini, di ricerca sincera di quello che un certo Gesù di Nazareth ha predicato e per cui è stato ucciso a soli 33 anni.
Giustizia, pace, gioia: questo dobbiamo ricercare e produrre, per essere graditi a Dio e per riuscire a convivere bene nella nostra città.
E’ solo frutto dell’ingiustizia la nostra disoccupazione e povertà, il fatto che i nostri giovani, anche dopo una festa di laurea, devono emigrare al nord o all’estero, in cerca di un qualsiasi lavoro.
E’ frutto della disuguaglianza sociale la nostra mancanza di pace, per cui a Marsala si vive divisi in ghetti, e i ricchi hanno i loro luoghi di ritrovo riservati.
Vogliamo aprire gli occhi? Non curiamoci tanto dei santi protettori, ma pretendiamo molto dai nostri politici che devono servire la comunità e non i propri interessi. Pretendiamo dai nostri ‘religiosi’ che predichino il vangelo vero, quello di Gesù, che privilegia i poveri per il suo regno e ha sempre parole dure per quelli che depredano i propri simili e ghettizzano tutti i ‘diversi’ che convivono fra noi.
Franco D'Amico


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