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La “società mafiogena†e la “complessità†nell’opera di Umberto Santino

Riviera Mediterranea - Mazara del vallo
Scritto da Mazaracult blogspot   
Venerdì 13 Gennaio 2012 22:11


 â€œConventodel Carmine†di Marsala –28 gennaio 2012

di Antonino Contiliano

Il 2010 è stato un anno particolare per l’editoria dellaletteratura che si occupa di mafia e camorra. È l’anno in cui lo scrittoreRoberto Saviano, la casa editrice Einaudi e Umberto Santino, Presidente del CENTRO SICILIANO DI DOCUMENTAZIONE GIUSEPPE IMPASTATOdi Palermo, nonché scrittore e noto studioso del fenomeno mafioso, si trovanoal centro di una vertenza per rimettere in piedi una verità storica manomessadallo stesso Roberto Saviano. E Saviano,  sebbene chiamato direttamente in causa e al chiarimento, non hamai accettato il confronto e l’incontro con U. Santino, né posto riparo alla défaillance. Neanche l’Einaudi,nonostante gli interventi legali, si è mai curata della cosa. Anzi, ha rispostocon arroganza!

Lo scrittore Roberto Saviano, che pubblicava “La parolacontro la camorra†con l’editrice Einaudi, su la “Repubblica†il 25 marzo 2010 –ignorando date, avvenimenti e soggetti a diversa misura coinvolti (i giudiciRocco Chinnici, Antonino Caponnetto, il Centro Impastato, i familiari ecompagni di Peppino e lo stesso Umberto Santino) – scriveva infatti che il film“I cento passi†(estate 2000) di Marco Tullio Giordana aveva “fatto riaprire ilprocesso contro i responsabili dell’assassinio di Peppino Impastato†(Don Vito a Gomorra, p. 222), quando,invece, le indagini erano state riaperte prima dell’uscita di quel film.Preparati gli atti fin dagli anni Ottanta, la prima condanna infatti è per VitoPalizzolo (1999/2001); segue quella di Tano Badalamenti (2000/2002).
“Don Vito a Gomorra†di Umberto Santino (Editori Riuniti University Press 2011) è uno dei due libri di cui siparlerà a Marsala il 28 gennaio 2012 (ore 17-19) nella sala conferenze del“Convento del Carmine†di Marsala. (Editori Riuniti University Press 2009). È un libro che si muove tra ironiae impegno per il rispetto narrativo e coerente delle cose.
L’altro libro dello studioso e scrittore Santino, e Presidente del “CentroG. Impastato†di Palermo, è “Storia del movimento antimafia-Dalla lotta diclasse all’impegno civile†(Editori Riuniti University Press 2009). Un lavoroche segue la coppia mafia/antimafia dalle origini ad oggi e lo scrupolo deldettaglio in note. In appendice l’elenco delle “associazioni e iniziativeantimafia in Italiaâ€. La presenza del noto studioso palermitano al “Carmine “ di Marsala, al dilà della vicenda personale Saviano/ed. Einaudi/Santino e sulla défaillance di Roberto Saviano, è stata volutae promossa però per un incontro che affrontasse il tema della/e mafia/e e dellesue metamorfosi pur passando attraverso testi di naturagiornalistico-letteraria e marketing editoriale (GOMORRA  di R. Saviano; DON VITO di M. Ciancimino)e testi di altro e alto spessore storico e teorico-analitico, quali quelli cheda anni scrive Umberto Santino.
L’incontro – “Mafia e antimafia, tra lotte e spettacolo†– è organizzato dalle Associazioni “CODICIâ€, “Già LuMàâ€, “Libera†e da “Ong non-estinti poetryâ€. Umberto Santino (noto studioso delfenomeno mafioso  e Presidente del CENTRO SICILIANO DI DOCUMENTAZIONE GIUSEPPEIMPASTATO di Palermo) e la sua opera saranno introdotti da chi scrive.
Modera i lavori Vincenzo Figlioli. Massimo Pastore e Mariangela Isaialeggeranno passi tratti dalle due opere (“Don Vito a Gomorra†e “Storia delmovimento antimafiaâ€) di Umberto Santino.
Ma per un semplice cenno orientativo (e quasi recensivo) qui piace spenderequalche parola di anticipo. Passando attraverso le diverse fasi storiche (transizione dal feudalesimoal capitalismo, mafia agraria, mafia urbano-imprenditoriale, mafia finanziaria,mafie dei traffici internazionali, etc.) e le metamorfosi culturali e politiche,il noto studioso palermitano (Umberto Santino) segue e propone l’evolversidell’intrecciarsi di mafia e antimafia con il suo riflettersi nelle varieiniziative e saperi disciplinari (umanistico-letterari e non) con scrupolosaanalisi e sintesi puntuale.
È come l’attraversamento di un prisma variegato che l’autore  ci descrive toccandone i diversi puntidi vista che lo rifrangano cogliendolo all’interno di una linea dello sviluppocapitalistico e della sua potenza di espropriazione classista e violenta. Ilprogramma che vada oltre lo spazio del singolo avvenimento. Un programma cioè chesi ponga come un’alternativa complessiva e possibile al quadro odierno che giraintorno “alle mafie e alla società mafiogena, a partire da esperienze già fatteo in corso†(Storia del movimentoantimafia, p. 443).
Punti di riferimento fondamentali e irrinunciabili di questa alternativa distudio e azione sono la conoscenza dei fenomeni criminali (piano della teoresi),la confisca dei beni (piano economico), l’individuazione delle forme dicollusione (piano politico), associazionismo e riappropriazione del territorio(piano sociale), comportamenti della vita quotidiana e democratizzazione dellascuola (piano culturale ed educativo), pratica del pluralismo, impegnocomunitario e radicalità del conflitto (piano etico) e non unanimismo.
Il Direttore, Umberto Santino, del “Centro G. Impastatoâ€, propone ( insintesi) lo studio del fenomeno all’interno di quello che lui chiama  modello (paradigma) della complessità,ovvero un vasto sistema di relazioni sistemiche che coinvolge poteri, attività,persone e istituzioni a vario livello territoriale locale, regionale, nazionalee non.
Il fenomeno mafiogeno, allora, per essere affrontato, necessita diconoscenza e lotte mirate attorno a un progetto comune, piuttosto che al consensoacritico e tributario di manifestazioni spettacolari (tronfie e piene di rumorecome parate/trionfi o piagnistei ritualistici di certe montature massmediali) –che svaniscono senza lasciare traccia alcuna –, o a personaggi carismatici(magistrati, poliziotti, imprenditori onesti, preti di prima linea, etc.), o ascrittori mitizzati dalla letteratura giornalistica e dal marketing editorialecome quello che ha investito il lancio di Roberto Saviano con GOMORRA.

Certo la parola letteraria orale e scritta è una forma di azione, ma non ècerto causa di rivoluzioni né di toccasana, specie se la comunicazionebaypassando il pensiero solletica la sfera dell’emozionalità immediata e bassa,e la nutre con l’estetizzazione dello spettacolare o del sensazionalestrumentale.
Nell’opera GOMORRA di Saviano – peraltro molto discussa e controversa sulpiano della sua stessa letterarietà, e a detta degli stessi critici del settore–, scrive U. Santino, non si ha neanche certezza del genere. In altre parolenon sappiamo se è “un saggio, un’autobiografia o un ibridoâ€; si ha invece lacertezza e la determinatezza del risalto dell’“Io volutamente ipertroficoâ€dell’autore-personaggio (Roberto Saviano) e una scrittura enfatico-viscerale:  

“A chiusura del libro [...] ci si chiede se tutto quello che abbiamo lettonel libro è vero o non sia un’invenzione. Le persone che appaiono nel librosono inequivocabilmente vere, sono tratte dalle cronache controllabili, ci sonoriferimenti a inchieste, ma al centro della narrazione c’è l’autore-personaggioche non si capisce se si racconta fedelmente o se racchiude in sé eventi edesperienze diversi condensati in un Io volutamente ipertrofico. [...] unascrittura intestinale, orifiziale, carnale, enfatica, decisamente sopra lerighe, che evidentemente incontra il gusto del lettore contemporaneo†(Don Vito a Gomorra,  p. 152). Se è vero che il fenomeno mafiogeno non è facilmente aggirabile per le suemolteplici connessioni interne ed estere, imprenditoriali e affaristiche,legali e illegali inerenti all’espropriazione capitalistica e alla sua violenzadi classe, è anche vero che il fronte della contrapposizione è un ventaglio diforze frammentato e variegato.
 Il “movimento antimafia attuale si presenta come un insieme eterogeneo digruppi di volontariato, di spezzoni di partiti e sindacati, di singolicittadini, che organizzano iniziative di vario tipo, attivandosi soprattuttosull’onda di grandi spinte etico-emotive. [...] non c’è un linguaggio comune[...] si assiste a divaricazioni – che rendono – precarie le forme di collaborazione per dar vita a iniziativeunitarie. [...] Il movimento antimafia attuale è in larga parte informale ostrutturato in forme di tipo associazionistico (centri di studio edocumentazione, associazioni culturali, organizzazioni di categorie, comitatidi familiari di vittime, ecc.); esso aggrega cittadini provenienti da varieclassi, ma più che interclassista è aclassista, in quanto non si pone problemidi collocazione sociale. [...] Il movimento si autodefinisce autonomo ma nonsempre lo è: spesso opera in maniera più o meno palese l’eterodirezione [...]sul terreno della mobilitazione sociale non c’è niente all’orizzonte cheassomigli a una prospettiva globale [...] la complessità riusciamo in qualchemodo ad analizzarla o a intravederla ma non abbiamo strumenti per governarla†(Storia del movimento antimafia, pp. 429,431, 441).
 La mafia, oggi, scrive Santino,intanto, per essere ben conosciuta, ha bisogno di essere studiata secondo icriteri del modello della complessità. Essa, infatti, è frut­to dell’interazione â€œtra crimine, accumulazione,potere, codice culturale e consenso sociale; è insieme organizzazione criminalee sistema di rapporti, transclassista, ma con la netta prevalen­za della«borghesia mafiosa» composta da sogget­ti illegali (i capomafia) e legali(professionisti, imprenditori, pubblici amministratori, politici,rappresentanti delle istituzioni) che condividono interessi e codici culturaliâ€. Ãˆ un sistema rela­zionale che neltempo si è sviluppato e modificato; il che comporta necessariamente vie nuove ecoordinate per inciderne e abbatterne la struttura portante.
La lotta deve essere di tutti,partecipata e collettiva. Dalla memoria delle lotte contadine, operaie esindacali fino ai movimenti dell’eterogeneità associazionistica di oggi,l’azione di attacco e disgregazione del “capitale illegale†della “borghesiamafiosa†(globalizzatasi) deve organizzarsi come una serie di cerchiconcentrici volti a disgregarne crescita e coperture.
Non va taciuto il fatto che certepolitiche governative, tese a tutelare paradisi fiscali, transazioni liquide,scudi fiscali e segreti bancari o altri escamotage fiscali-finanziari, hanno ostacolato(e tutt’ora ostacolano) la lotta alle mafie, facendo collidere nel contempo apparatidello Stato e criminalità mafiosa, lì dove non ci sono state vere e proprieconnivenze opportunamente coltivate. Da Portelladella Ginestra, prima e poi, non sono isolati i casi che hanno mostrato l’esistenzadella devastante contaminazione e del connubio operante.






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