Accade sempre più spesso che le forze dell’ordine non abbiano gli strumenti necessari per lavorare. Succede di frequente che gli agenti paghino di tasca propria la benzina alle volanti per i servizi di controllo, o gli articoli di cancelleria per i lavori d’ufficio. E tutta la macchina si ferma.
Qualcosa del genere è successa durante l’ultima udienza, al tribunale di Marsala, del processo sull’operazione antimafia “Nerone” scattata a febbraio 2010. Succede che i carabinieri di Lentini, nel siracusano, hanno un solo fax e che questo abbia il toner guasto. Conclusione: non è possibile il teste che avrebbe dovuto testimoniare al processo a Marsala. Antonino Sciuto, imprenditore siracusano vittima di estorsioni da parte degli uomini della cosca, era stato interpellato dalla difesa. La motivazione della mancata convocazione di Sciuto la danno gli stessi carabinieri di Lentini.
Il presidente del collegio giudicante, Sergio Gulotta, accantonato per un attimo lo sbigottimento, ha disposto di nuovo la citazione dell’imprenditore siracusano evidenziando “l’urgenza di tale adempimento”.L'intoppo simboleggia lo stato di arretratezza con cui oggi ha a che fare la macchina della giustizia e della lotta alla mafia.
Al processo, che riprenderà il 15 febbraio, sono imputati Giuseppe Gennaro, ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa di Calatafimi e favoreggiatore di latitanti, Giovan Battista Agate, fratello del più noto Mariano Agate, il marsalese Giuseppe Barraco e Vincenzo Salvatore Onorio.


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