Ieri ho visto per la seconda volta consecutiva il TG di Mentana (19.50 su La7), sempre interessante e preciso. In particolare ho notato due cose che mi han colpito, soprattutto se confrontato con il TG2 che ho visto subito dopo a seguire...
...Mentana in studio dice: "Dell'Utri e' stato contestato a Como mentre presentava i diari di Mussolini, un gruppo di persone si e' dato appuntamento grazie ad un tam tam partito su internet, il servizio..." Durante il servizio si ascolta il giornalista che racconta la vicenda, i ragazzi (simpatizzanti dell'Italia dei Valori) che contestano e, chiaramente cosa urlano al senatore del PDL. Dopo si ascolta Dell'Utri che afferma: "han vinto loro, [...] son stato costretto ad andarmene e non ho espresso il mio pensiero, questo non e' liberta'...". Poi si stacca e si da' voce a Di Pietro e Casini per commentare il fatto. Di Pietro sbraita ma il suo pensiero e' chiaro: "...fuori i mafiosi dal parlamento...". Casini (che ha in casa un mafioso, ex presidente della Regione Sicilia) parla invece di "...mancata liberta' di parola...".
Mi sembra un bel quadro di quel che e' successo, poi ognuno la pensa come vuole.
Il TG2 invece...
...dallo studio la giornalista Bionda (non ricordo il nome) dice: "Ieri a Como Dell'Utri e' stato contestato da un gruppo di attivisti dell'IDV mentre doveva parlare dei presunti diari di Mussolini..." Servizio senza audio ma con la sola voce del giornalista che mostra le immagini di Dell'Utri seduto sul palco, un gruppo di ragazzi che urla ma non si sente cosa dicono e il caro giornalista che ripete quasi a pappagallo le parole della bionda di cui sopra. Dopo parte l'intervista a Dell'Utri (non contestuale come sul TG di La7) ma in uno studio con un po' di libri dietro e Marcellino seduto su una poltrona, aspetto rilassato quindi, che dice: "...e' stata una violazione della liberta' di parola, mi dispiace per chi era venuto per ascoltarmi, io alla fine ne ho approfittato per andare a pranzo a Villa D'Este, per andare a fare una passeggiata con amici...".
Alla fine ne trai l'idea che Dell'Utri e' stato vittima di alcuni facinorosi seguaci del mistificato Di Pietro e il motivo della contestazione e' il colore politico di Marcellino e/o la presentazione dei diari. Non si capisce affatto che si parli di Mafia, di condanna per Mafia o altro.
Bella differenza!?!
Altro punto, la visita di Gheddafi in Italia ha alzato alcune critiche. Il TG2 si e' concentrato sulle critiche filo-cattoliche, dettate dal fatto che il leader libico ha preannunciato davanti a 1000 donne che il futuro vedra' una prevalenza di mussulmani in europa ed ha minacciato che se non avra' 5 miliardi di euro lasciera' aperti i suoi porti per far partire i barconi della speranza verso le coste europee. Wow.
Mentana invece, lunedi' ha raccontato come sono state reclutate le mille donne per la lezione di Corano. Potete leggerne i dettagli qui:
http://www.ilpost.it/2010/08/31/come-sono-state-reclutate-le-hostess-per-gheddafi/
grazie Fabrizio, e' veramente istruttivo.
Poi, ha spiegato perche' Gheddafi era in Italia e chi c'era (oltre alle 1000 donne) ad ascoltare il suo discorso:
- l'amministratore delegato dell'Eni Scaroni
- quello di Finmeccanica Guarguaglini
- il direttore generale di Confindustria Galli
- i vertici dell’Enel, Piero Gnudi e Fulvio Conti
- il presidente di Alitalia Colaninno
- il numero uno di Impregilo Ponzellini
- il presidente della Bnl Abete
- il responsabile delle relazioni istituzionali Fiat Jonella Ligresti
- l'ad di Unicredit Alessandro Profumo.
La "creme de la creme"! Ma perche' erano tutti li' attorno al leader libico?
E qui lascio la parola ad Antonio Di Pietro, che a differenza di come lo fanno apparire in TV nei TG, che analizza molto bene la situazione:
"Il leader libico Gheddafi e' arrivato a Roma con la su grottesca 'carovana': la tenda piantata nella Citta' Eterna, la lezione di Corano alle hostess pagate all'uopo (con annessa conversione all'Islam di tre di loro), il carosello dei cavalli berberi, le soldatesse amazzoni. Il circo mediatico del Rais e' servito, ad uso e consumo dei media; sia arabi, sia occidentali.
'Fuffa', come direbbe qualcuno, che nasconde - ma nemmeno tanto - bel altro.
Il Trattato d'amicizia bilaterale firmato nel 2008 ha portato agli accordi per il controllo dei flussi migratori dalle coste libiche, e per sanare i danni causati dal colonialismo italiano al Paese arabo. Sia chiaro, stiamo parlando di un regime classificato come una delle peggiori dittature al mondo dalle organizzazioni umanitarie. Un regime dal quale molte nazioni occidentali si tengono a debita distanza. L'Italia, invece, gli ha garantito 5 miliardi di euro in 20 anni e una nuova immagine a livello internazionale, aprendo una vera e propria 'autostrada' agli interessi finanziari del colonnello nel nostro Paese e in Europa e agli affari tra lui e il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Questo ha permesso ai libici di mettere in piedi una serie di operazioni che in questi primi due anni di 'amicizia' ammontano gia' a circa 40 miliardi di euro. Una montagna di denaro che ha portato ad esempio il Rais di Tripoli a diventare il primo azionista di Unicredit, la prima banca italiana, e grazie alla quota che detiene nella Juventus il quinto singolo investitore per dimensioni a Piazza Affari. E punta a Telecom, Terna, Finmeccanica, Impregilo e Generali. Berlusconi, inoltre ha detto si' anche all'ingresso di Tripoli in Eni: al momento con una quota dell'1%, ma il libici puntano al 10. La Libia in cambio ha portato a 25 anni le concessioni di Eni per lo sfruttamento del petrolio, mentre la societa' italiana investira' circa 28 miliardi di euro nel Paese africano.
Berlusconi e Gheddafi, tramite le loro 'appendici' finanziarie, Fininvest e Lafitrade hanno una quota azionaria nella societa' di produzione cinematografica di Tarak Ben Ammar, l'imprenditore franco-tunisino che siede gia' nel consiglio d’amministrazione di Mediobanca ed è proprietario del canale televisivo Sportitalia.
Il Cavaliere mira alla stanza dei bottoni del potere economico italiano, e sta usando Gheddafi e il bisogno del Rais di rifarsi una faccia agli occhi del mondo, come ariete per assicurarsi un posto privilegiato nel salotto buono della finanza. Cosi' da arrivare a Telecom, Rcs (quindi al Corriere della Sera) e alle Generali. Un'operazione che potrebbe riuscirgli perche' Fininvest e Mediolanum hanno gia' il 5,5% di Mediobanca, dove appunto, ritroviamo l'amico Ben Ammar e un gruppo di fidati azionisti francesi accreditati del 10-15%.
Per non parlare delle commesse per le grandi opere (in primis l'autostrada da 1.700 Km) da realizzare in Libia. Le imprese italiane sono tutte in fila per spartirsi la gigantesca torta: un potere immenso nelle mani del 'Caimano'. Chi lo fermera'?"
Scusate la prolissita'...